RAPE ME (!?)
Ok, ve lo dico in anticipo, quanto segue è una storia realmente accaduta (parte I) e poi (part II) la storia di una riflessione e di un dibattito ancora in corso, del quale proverò a riferire le differenti posizioni con la massima oggettività che mi è possibile.
Iniziamo dalla storia, si svolge a Berlino nel contesto dalla linke Szene (ovvero la sinistra radicale, gli autonomi, i no/new global e via dicendo). Hans fa parte della linke Szene, così come Britta: è in un qualche centro sociale di Kreuzberg che si sono conosciuti, si sono piaciuti, hanno avuto una relazione di un paio di mesi. Poi hanno deciso di lasciarsi, fine dell’amore, della Beziehung e “compagni” come prima. Una sera del 1999 Hans e Britta si incontrano di nuovo per caso in un pub, due chiacchiere, un paio di birre, qualche sigaretta, un po’ di musica, Hans in virtù dei vecchi tempi prova a fare il galante, Britta senza peli sulla lingua glielo dice chiaro e tondo, con lui a letto non ci va più.
Mattina successiva: Britta si risveglia fra le braccia di Hans, come è possibile? L’accusa scatta folgorante: - Hans mi ha violentata!
I particolari della vicenda non sono chiari, ma Britta sostiene di aver rigettato più volte l’idea di far sesso con Hans, di avere espresso un irreversibile NO, poi Hans le ha fatto venir voglia. (Britta dice “Lust gemacht”, Markelo troverà una traduzione migliore della mia).
Come le sia venuta questa voglia, come lui l’abbia provocata non è spiegato, se attraverso le vie della seduzione o a furia di mano morte e carezze non richieste, il punto cruciale è che Britta ritiene di essere stata violentata nella sua volontà e nel suo corpo. Inizia a raccontarlo in giro, per la linke Szene, che ha le sue regole interne dove per i violentatori non c’è pietà, né perdono.
Il gruppo politico dove Hans svolge la sua attività viene boicottato, il pub dove va abitualmente a bersi un paio di birre viene preso d’assalto da una banda di autonomi che mascherati lo buttano fuori e affiggono alle pareti manifesti contro la violenza sessuale e i violentatori.
Hans deve essere tagliato fuori dal suo mondo, viene tagliato fuori dal suo ambiente. Nessuno gli ha chiesto quel che è successo.
Fine della storia.
Inizio del dibattito.
La società moderna ha sempre tenuto uno strano atteggiamento nei confronti della violenza sessuale. Nell’antichità veniva considerata una pratica più che comune e alcune tracce di patriarcato si riscontrano ancora oggi presenti. Nei processi riguardanti lo stupro spesso è la donna violentata a dover dimostrare la propria innocenza dinanzi alla pubblica opinione, i benpensanti le danno dietro: - ma come? aveva una minigonna, si muoveva da troia, lei lo ha provocato e cazzate simili…
Insomma l’uomo violentatore è quasi la vittima adescata dalla donna arpia, lui non ha colpa perché e stato provocato (fra i vari esempi vi ricordo l’episodio di qualche anno fa sulla sentenza della donna che non poteva essere stata violentata perché portava dei pantaloni elasticizzati)…
Questo atteggiamento sociale di reazione alla denuncia comporta che molte donne non denuncino le violenze subite perché temono di doversi difendere da un colpa non commessa, le “disonorate”.
Nell’ambito della linke Szene si è provato allora ad applicare una norma differente per non supportare tali svantaggi: la nuova legge prescrive che quando la donna “ritiene” di essere stata violentata, allora si tratta di violenza sessuale. E’ il ribaltamento della circostanza precedente, la donna diventa padrona del campo, il concetto dell’ in dubio pro reo va a farsi friggere, l’interpellato viene emarginato e tagliato fuori dall’ambiente.
Il punto di domanda è però interessantissimo: dov’è il limite oltre il quale la volontà (in questo caso sessuale) viene usurpata? La violenza infatti non è più fisica o psicologica (attraverso una minaccia o un ricatto), la violenza diventa in base a tale definizione l’interpretazione delle intenzioni e dei gesti da parte di una persona che deve essere per forza di sesso femminile.
E’un passo avanti (o indietro) rivoluzionario nell’ambito dell’estrema sinistra, sempre molto vicina al femminismo ma anche al garantismo. E gli uomini “violentati” allora perché non dovrebbero avere lo stesso diritto? E se la donna mente, gli si può rovinare la vita ad un povero cristo (è anche vero che sono pochissimi i violentatori che confessano)? E soprattutto è un progresso verso l’emancipazione femminile questa nuova immagine della donna, la donna angelo che dice sempre la verità, che ha il punto di vista oggettivo e razionale, che discerne la situazione o si tratta di una nuova oppressione sessista (ovvero la donna troia merita di essere stuprata e la donna angelo sa sempre qual è il limite)?
Ok, ragazz*, io un po’ di carne al fuoco l’ho buttata, vediamo quel che ve ne pare…