The FK experience

September 21, 2004

I BLOG (S): LISCIA TU CHE LISCIO ANCH’IO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 9:47 pm

di Anodino

(Pubblico senza autorizzazione e con un titolo di cui sono responsabile questo  pezzo poetico di Anodino, pseudonimo di un pittore torinese di lungo corso. L’ho trovato nei comments al pezzo di Capote sulla satira e non ho potuto resistere. Anche perchè sono d’accordo. Pure nel senso che anch’io vorrei arrotondare come lui… M.U.)

Scusate, signori miei,

voi mi sembrate scandalizzati,

ed io venni qui proprio sapendo che cotesto è un blog frequentatissimo.

Ma non vedete forse che per i blogs è tutto un cinguettare,

un franfrignare esultante di:

Oh che bella cosa che hai scritto,

oh come sei bravo Bud,

oh come sei brava Jenny,

oh quanto mi piaci Sally.

Ora essendo in cattive acque, cioè occupato a tempo parziale ed a bassissimo

salario

presso la esimia Fondazione Elia Spallanzani

io mi propongo a pagamento quale claqueur, cioè battimanista,

osannatore,

lodatore,

piaggiatore

ed infine lacchè.

E’ sempre stato un gran bel mestiere quello del lacchè, è una alta ed antica

professione.

Io ambisco a diventarlo professionalmente,

il giornalismo, la politica, il bel mondo è pieno zeppo di lacchè.

Fanno anche i sottosegretari, i ministri ed i viceministri.

Perchè non potrei crearmi la professione di battimanista, lacchè sui blogs del

mondo? Assumendo varie identità telematiche mi trasporterei qua e là per

segnalare e lodare siti, forum, blogs, discussioni, racconti, romanzi, poesie.

Forse farei del bene!

O no?!

LA SATIRA E’…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 8:46 pm

di Capote

(Ricevo e pubblico questo breve ma intenso pezzo di Capote, pseudonimo di un eccellente narratore romano. M.U.)

Non c’è niente di più acquiesciente della satira. Il satirico è quello che magari potrebbe covare dell’astio o dell’odio e cosa fa?… lo esplicita in vignetta. Come dire, guardate, è un astio risibile. Si dicono addosso: il mio odio fa ridere. Ovvero, non sono poi così tanto cattivo. Odi? Bucalo, infilzalo fisicamente. Ma come, scherzavi? Non l’odiavi? Ecco che l’odio è un fraintendimento.

Questi qui sono servi due volte: uno perchè fanno ridere, due perchè credono di odiare e invece non sanno odiare. Quindi sono servi del proprio fraintendimento. In realtà satireggiano se stessi. Odiare veramente è quasi impossibile.

L’odio di Dio nei confronti dell’uomo: farlo mortale… questo cova un odio smisurato. Lo trovo imperdonabile.

MALEDETTO SAGGIO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:24 pm

"Impossibile scorrere una gazzetta qualsiasi d’un qualsiasi giorno o mese o anno, senza trovarvi ad ogni riga i segni della più spaventosa perversità umana, insieme alle più sorprendenti vanterie di probità, di bontà, di carità, e alle più sfrontate affermazioni sulla civiltà e il progresso.

Ogni giornale, dalla prima all’ultima riga, non è altro che un tessuto di orrori. Guerre, delitti, furti, impudicizie, torture, delitti dei principi, delitti delle nazioni, delitti dell’individuo, un’ebbrezza di universale atrocità.

E con questo disgustoso aperitivo l’uomo civile accompagna il pasto di ogni mattino. Tutto, in questo mondo, trasuda delitto: il giornale, i muri, e il volto dell’uomo".

(Charles Baudelaire)

HO SOGNATO MISS ITALIA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 1:23 am

La notte scorsa guardo in tivu le fasi finali di Miss Italia. La bella fanciulla bionda dagli occhi color cielo vince e posso ritenermi soddisfatto dell’esito raggiunto. Vado a dormire mentre Marzullo inizia a a tormentare Maurizio Costanzo. E sogno.

Sono fidanzato con Miss Italia. Tutto regolare. Però io ho 43 anni e lei 18. Per me non c’è problema, va tutto bene. Nel sogno è implicito che ci si conosca da mesi e che il nostro sia un rapporto, come si suol dire, impegnativo. Siamo nel soggiorno di casa mia e lei mi fa: "L’ho detto, a papà". "Cosa?", le chiedo io guardandola nel bel viso con apprensione. "Che hai 43 anni". Mi lancia subito un sorriso d’incoraggiamento e la mia apprensione non cala di un fotone, si mantiene stabile. "E allora? Come l’ha presa?" "Vuole conoscerti… Anche la mamma, naturalmente". Quel momento doveva pur arrivare. Come altre volte. L’atroce momento della conoscenza degli estranei. E io estraneo in casa loro, per farmi conoscere. Un atto contro natura. Princesse, à vos ordres.

Dissolvenza in nero. Sera. Una porta si apre sull’abisso. L’apprensione è diventata ansia. Sono a casa dei genitori di Miss Italia e ho uno squallido vassoio di paste in mano. La madre mi accoglie con tutta la cordialità di cui dispone. E’ brutta come la fame come ogni vera madre di miss dev’essere, un bidone aspiratutto tirato a lucido. La miss è il riscatto estetico di una bruttezza atavica propagatasi per generazioni, fino alla scherzo di natura. Entriamo nel salone. Luci fioche, mi sento come un albero scarno puntato come un missile contro un cielo spezzato in duemila parti. Tavola apparecchiata. Anzi, imbandita. Sembra Natale, la festa delle atrocità familiari, la festa della morte comandata. Attendo da un momento all’altro che un cugino lunatico faccia il suo ingresso armato di coltello seghettato o di trinciapolli, la bava alla bocca e gli occhi molli dell’assassino seriale. Odo il ronzio ossessivo di una zanzara gigantesca, sono sull’orlo di un collasso nervoso in procinto di diventare psicosi, la pendola batte le nove, tremano i vetri come se a meno di un isolato di distanza stesse passando un TGV alla massima velocità, mi sento singhiozzare dall’interno, sento distintamente il mio cuore che geme. Entra lui. Ha la mia faccia. Sono io tra vent’anni, forse. Spero di no. No. Imbolsito, pappagorgiato, la giacca sformata color cacca, patetico, le borse sotto agli occhi fino alla frontiera con Berlino Est… E’ un delirio d’uomo. Non mi riconosce ma io riconosco lui. Ha i capelli bianchi, lunghi e scarmigliati da Einstein demoniaco. Miss Italia è la figlia di Mabuse. Il vecchio mi sorride con la faccia grave. Sono installato nel panico più totale. "E che Dio mi chiami a sé", mi sento dire.

Mi sveglio, col cuore che batte a venticinque rintocchi al secondo.

September 20, 2004

MACCHERONICA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:06 pm

di Elio Paoloni

(Pubblico con grande piacere, in anteprima, questa recensione dello scrittore e critico Elio Paoloni, che apparirà prossimamente sul Corriere del Mezzogiorno - inserto meridionale del Corsera. M.U.)

Pezzi di una rubrica gastronomica raccolti in un libro. Ma come si fa a leggere di seguito una serie di pagelle? Anche se alla loro naturale cadenza, sul giornale, sono piacevolissime e utili, quando ti ritrovi d’infilata tutte quelle considerazioni su tortelli e fegato d’oca e retrogusti di nobilissimi vini, beh, non è cosa da reggere. Specie per uno come me (come tanti), spiantato e pigro, che queste recenzioni le spilluzzica di rado, giusto per convincersi che sì, un salto in Catalogna prima o poi dovrà farlo (naturalmente dopo essersi prima genuflesso da Marchesi e poi avventurato in una plaga lontanissima e senza attrattive per visitare l’unica trattoria dove fanno quel famoso piatto ottocentesco). Oppure, nei rari momenti di realismo in cui comprende che mai nella vita avrà il coraggio di buttare qualche centinaio di euro proprio per quell’annata del Chateau Musar, ricavato da un vitigno troppo raro e troppo complicato da accudire, acino per acino, in mezzo alla mitraglia libanese, tenta di immaginare sulla scorta delle scarse esperienze organolettiche personali a cosa potrà assomigliare quel magico bouquet. Uno sforzo cinestetico che non si puo’ replicare facilmente.

Ebbene si, lo confesso: ho temuto che Maccheronica (Mondadori 2004, 15 euro) fosse uno di quei libri da leggere a spizzichi e magari a salti, finendo per abbandonarli. Ma appena apertolo mi è toccato un atto di contrizione: come ho potuto dimenticare che quelle di Camillo Langone, parmigiano di origini lucane e pugliese adottivo (lui il pesce lo mangia "solo crudo e solo a Trani" e sa che "le uova dei ricci di mare sono più gustose del caviale") non sono pagelle enogastronomiche ma cronache epifaniche? Certo che si parla di ingredienti e di vini, soprattutto di vini giovani e vivi ( che di vinacci seppelliti nelle "noiose" barrique, "bare del vino", dei "Cabernet e degli Chardonnay che ne escono fuori, tutti uguali al sapor di segatura" il maccheronico non ne vuole sapere). Ma di questo ci si potrebbe stancare. Non si è mai sazi, invece, dei ritratti di osti e commensali, edifici e paesaggi. Più importante di un pasto puo’ essere lo stradario: le vie giuste intorno al ristorante (giuste magari perchè Arbasino vi ha ambientato una scena di romanzo) per smaltirlo passeggiando, quel pasto. Non sono dettagli, non si tratta di quel po’ di colore che anche altri utilizzano, sono la sostanza stessa di questi reportage: del vitto di un ristorante comasco che dovrebbe essere oggetto di un articolo, ad esempio, il nostro uomo riesce a non dir nulla. Nessun giudizio, neanche il menu: solo paesaggi e filologia. Del piatto tipico non si capisce nemmeno se sia davvero così buono come pensava Alessandro Volta. E non ce ne importa: è una fortuna che questi pezzi manchino di acribia. Langone non è un serio professionista, una di quelle "talpe" che avendo solo due sensi "non vedono lo spettacolo del Garda, non sentono lo sciabordio dell’onda, non toccano tovaglie e bicchieri ben scelti". Lui, Langone, si lascia distrarre dalla "camicia Etro di Benedetta Lignani Marchesani". Sa che non esistono sensazioni pure, che ogni percezione è condizionata: ci racconta perciò non "la pietanza ma la pietanza di quel giorno lì, con quella compagnia, a quella linea barometrica". Lo deliziano - o lo fanno rabbrividire- dettagli trascurati dai professionisti: "un applique gozzaniana", ad esempio, o all’opposto la quadratura del piatto (l’offesa di "un piatto rettangolare, bianco freddo e spigoloso come la morte"). Aborre la "brodosa retorica" dei locali vegetariani ma sarebbe disposto a frequentarli se avessero "il coraggio di dichiararsi per quello che effettivamente sono, cioè retroguardie gnostiche".

Questa guida reazionaria (così recita il sottotitolo), stilata da un inviato speciale ammalato di indigenismo e con un debole per la cucina neogonzaghesca, capovolge le griglie consolidate: reazionario diviene anche Marchesi (altro che cuoco innovativo). Proprio per questo però, è lui, l’Eccellentissimo Gualtiero, liberatore di ricette secolari dal loro "sarcofago di fango", il futuro della cucina italiana. Ammesso che la cucina italiana imprenditoriale abbia un futuro. Dubitandone, Langone finisce per fornirci sadicamente indirizzi inutilizzabili, come quello di "un vertice della ristorazione emiliana" che non è un vero ristorante ma il retro di una salumeria, chiuso in agosto, in dicembre, in gennaio, e poi la domenica, il lunedì e comunque tutte le sere tranne il venerdì. Ha quattro tavoli e per la cena vanno prenotati tutti insieme, magari tre mesi prima, presentandosi di persona per conferma una settimana prima. Eppure "volendolo intensamente" questo retrobottega si riuscirà a prenotarlo. Del tutto impossibile invece recarsi nei luoghi dove si mangiano i migliori piatti di Trani: "il polpo crudo a casa dell’avvocato Colonna, i totani ripieni cucinati nel forno a legna (d’ulivo) a casa del dottor Stella, le cartellate col mosto cotto a casa della signora Anna Maino". D’altro canto "è difficile fare alta cucina sulla costa barese, dove basta andare al porto la mattina per trovare pesci guizzanti, buonissimi da mangiare crudi, senza bisogno di intrugli e di cuochi. Tutto il contrario della Val Padana, dove gli ingredienti necessitano di complesse elaborazioni per diventare commestibili, giustificando l’esistenza di personaggi che si fanno chiamare chef". La Puglia è abbastanza citata in questa guida, al contrario della Lucania, ma questi dati non sono indicativi: il criterio di selezione degli articoli - tratti dal Foglio- non è quello dell’eccellenza dei ristoranti ma dell’eccellenza della prosa, non del numero delle stellette ma delle stilettate. Dopo tutto non si tratta di un viaggio per ristoranti ma di un viaggio in Italia. Un viaggio per libri, per donne, per chiese. Un viaggio politico, con decenza parlando: "nostra pedagogica impressione è che siano i ristoratori a formare il gusto dei frequentatori e che pertanto le sorti della Nazione non siano indifferenti al fatto che l’élite politico-mediatica italiana affolli il Bolognese piuttosto che l’Altro Mastai". Un romanzo, in fondo: una ri-educazione del gusto invece dell’ennesima educazione sentimentale. Un romanzo italiano, del resto, non puo’ che consistere nella planimetria di un’ inestricabile giustapposizione di cialtroneria ed eroismo (anche conservare la passione per la cucina regionale contro l’ammucchiata panitalica o l’esotismo facile è eroismo). Antropologia, verrebbe da dire. Ma l’antropologia Langone la lascia agli altri. Al locale Due Ghiottoni, per esempio, che costituisce fisicamente uno "scintillante saggio di antropologia barisienne". Scintillante alla lettera, dagli occhi - e dalle squame - dei dentici agli "orologioni dei borghesoni baresi", dalle fettuccine ai frutti di mare, con "qualche pomodorino buttato lì per fare colore, senza spaccarlo altrimenti inacidisce il piatto" al Gravina di Botromagno, dalla frittura di paranza, anzi la paranzella, al "rosato della coppia a fianco, scintillanti pure loro perchè chi beve rosa brilla di luce propria". 

LA RIBUTTANTE TRIMURTI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:45 pm

di Radical Chicco

(Ricevo e pubblico questo pezzo che si aggancia a una delle esternazioni contenute nel "post collettivo" intitolato "Hanno rotto il cazzo", di sabato. M.U.)

"…Ogni volta che ho occasione di parlare in pubblico, io faccio questo test: dico che nel concetto di democrazia liberale è più importante l’aggettivo (liberale) del sostantivo (democrazia). Puntualmente, fra il pubblico, c’è chi torce la bocca e alza gli occhi al cielo con aria di disgustata disapprovazione. Eppure, che la democrazia senza liberalismo, senza costituzionalismo liberale, senza equilibrio dei poteri, senza tutela delle minoranze, sarebbe dittatura della maggioranza (la "volontà generale" di Rousseau; incidentalmente, progenitrice dei totalitarismi del Novecento) non lo dico io, ma lo sostiene la scienza politica da quasi duecento anni, da Tocqueville a Benjamin Constant, da Bobbio a Sartori. Ma lui, quello che torce la bocca e alza gli occhi al cielo disgustato dalla parola liberale con la "e" finale, non lo sa. Legge il quotidiano ufficiale del conformismo di sinistra; non ha mai neppure sentito parlare di Constant; e Giovanni Sartori, il nostro maggiore politologo, uno dei più insigni del mondo, di cui ignora i libri e l’insegnamento, lo ama perchè è contro Berlusconi. Lui, il nostro "progressista illuminato", è laico, democratico e antifascista, e questo gli basta. Un perfetto bigotto, intollerante, fascistoide, che si crede liberale (ma "liberal", senza la "e", mi raccomando). E’ in questo vuoto culturale del mondo intellettuale, nell’inerzia di quello politico, nell’uso da parte di entrambi della "lingua di legno" politicamente corretta, nel dispotismo dei luoghi comuni, che declina il Paese. E non dovrebbe essere necessario dirsi liberali per accorgersene". (Piero Ostellino - Corriere della Sera - 18.09.2004)

E’ ributtante perchè ridicolizza la pigrizia mentale di chi si dice intellettuale, ma pensa con la testa degli altri? Oppure perchè condanna il "politicamente corretto", nuovo conformismo eufemistico? Oppure semplicemente perchè non la pensa come noi, e lo dice?

RAGIONE SOCIALE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 1:19 am

Da stasera M.U. ha una ragione sociale. Tedesca. GmbH & Co.KG più o meno vuol dire Società in Accomandita a Responsabilità Limitata. Insomma, non solo mi sono messo in proprio ma ho creato una ditta. Sarò in regola con le normative europee, dato che da me postano anche gli altri. Ora sono ufficialmente un fabbricante e distributore di parole. Tutto regolare. Per il resto non cambierà nulla.

Chiudo con un bell’aforisma dello scrittore americano Ambrose Bierce, famoso per "Il Club dei Parenticidi". Credo si attagli a tanti di noi scrittori.

Egocentrico. Persona dai gusti volgari, più interessata a se stessa che a me.

September 19, 2004

LA VITA E’ DISPERATAMENTE BREVE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:38 pm

Una persona che non c’è più da anni mi ha lasciato, assieme a una certa dose di dolore, una non modica quantità di audiocassette. Ogni tanto ne prendo una e l’ascolto. E’ tutta buonissima musica, questa persona aveva gusti fini. Ascolto di volta in volta raffinato pop anni 80, fusion, jazz (specialmente Miles Davis), grande rock, fino al miglior grunge; e da quei suoni scende spesso su di me un tappeto di ricordi lontani. Niente più lacrime. E’ come se quella persona mi stesse regalando ancora qualcosa. Mentre ascolto le sue cassette ricevo ancora un regalo.

Da anni non vado più in chiesa, nè, tantomeno, nei camposanti. Anche nel ricordare i defunti voglio provare un piacere artistico. La vita è disperatamente breve.

September 18, 2004

HANNO ROTTO IL CAZZO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:38 am

( In ordine sparso ma in via definitiva)

Il vintage, gli Anni 70 riveduti rivisitati corretti e canonizzati, Giorgio Armani, Prada & il Pradismo, l’America’s Cup, Guia Soncini, Bernardo Bertolucci & Suo Fratello, Barbara Bouchet incoronata da Tarantino & Scorsese, i Festival(s), Jane Campion, Hanif Kureishi, Nick Hornby, Franco Di Mare, Antonio Cassano, i pianobar, i discopub, Jennifer Lopez, Lars von Trier & il Nordico Pallume in genere, le cravatte larghe, i collettoni delle camicie alla Sandro Ciotti, il lesbochic, J.F.K. e relativa Epopea, Oriana Fallaci con tanto di Rabbia, Orgoglio e soprattutto Pregiudizio, Marco Bellocchio & Psichiatra In Allegato, Umberto Eco con bestseller(s) e Minerva in Buste, Bush Jr & Famigliola Allargata, Kerry & Teresa Ketchup Heinz, Larry King e relative bretelle, Gad Lerner e relativo paraculismo, Beppe Severgnini e relativi Interismi, tutto quello che finisce in eche salvo le biblioteche, la Banda Arbore, Margherita Hack, Licia Colò, i Famosi Sopravvissuti sull’Isola, le scarpe di legno (quelle che sono di cuoio ma sembrano di legno), Antonella Clerici, Mara Venier, Pippo Baudo, Pippo Franco e tutte le pippe di mamma tv, il vocabolo "talentuoso", l’ironia a tutti i costi, il reggae, i film di Amelio, i film di De Oliveira, i recensori che incensano quelle puttanate dei film di De Oliveira, la ributtante trimurti editorialista del corriere della serva (Panebianco, Galli della loggia, Ostellino), i Modena City Ramblers, il patriottismo, i carabbigneri a Nassiriya, tutti quelli che guardano il Grande Fratello, lo sport in generale e il calcio in particolare ( eccetto il F.C. Internazionale e il Borussia Moenchengladbach… ndr.), le scarpe femminili a punta, i locali con la musica a palla e i cocteils a 15 euros, le scritte ferali sui pacchetti di sigarette, Bin Laden (Bush e famiglia è già in elenco), la chiesa cattolica, la retorica lacrimosa sul papa malato, l’Opus Dei, i giornali che vendono libri, Costanzo&Co, l’happy hour, le donne che non la danno, i baffi di D’Alema, le notti bianche, le notti nere, i musei chiusi, la sabbia nelle scarpe, Vittorio Feltri, la pancia di Ferrara, la voce di Simona Ventura, Aldo Biscardi, la Serie A, Taormina la città, Taormina l’avvocato, il pigiama di Cogne, la bandana, Alice, il Paese delle Meraviglie, le magliette di "de puta madre", le infradito, Milano vs. Roma, la Juventus, Moratti che non vince mai, Lino Banfi attore serio, i thriller giapponesi, i porno con la trama, Briatore, il brasilianesimo, i palermitani che pensano di vincere a San Siro, le suonerie di "Nando", "Nando" e le suonerie in genere, Megan Gale, Fiorello e i cani,… se la barca va…, e (non c’entra con la telefonia) quei cazzo di fenicotteri di plastica rosa galleggiante!, Celentano, le figlie di Celentano, le repliche dei film di Celentano, il ridicolo taglio di capelli alla "mullet" (corti sopra e lunghi dietro), George Clooney, Brad Pitt e tutti gli Ocean’s Twelve, quei tipi che passano ore sotto un albergo per un autografo di Clooney, di Pitt e degli altri dieci sfigati, quelli che rivisitano tutto, dal trash al porno al glam, convinti di essere sofistical-chic, la notte bianca, il mistero della Sindone e tutti i suoi studiosi, il cardinal Tonini, nonchè tutti gli psicologi presi nel mazzo, Silvio Berlusconi e complici, e i suoi avvocati, cuochi, musicanti ed avvocati, quelli che parlano, parlano, e poi non combinano un cazzo, quelli che guardano "Miss Italia", quelli che senza avere una parente o un’amica che partecipa a Miss Italia telefonano lo stesso per votare, le ragazze che partecipano a Miss Italia, Carlo Conti, Panariello, Pieraccioni e tutta la lobby dei comici toscani che non fanno ridere per niente, quelli che leggono l’oroscopo ma poi dicono che non ci credono, quello che credono all’oroscopo ma poi vanno a messa, quelli che dicono "non sono razzista/omofobico/leghista/antisemita, però…", quei tizi che dicono "quella è una troia", "ma sei un frocio!", "lavoro come un negro" senza il minimo rispetto per nessuno che non sia come loro, quelli che "Piero Pelù\Vasco Rossi\Ligabue fanno un gran bel rock" ma che se poi gli nomini i CCCP, i CSI, Tre Allegri Ragazzi Morti, Linea77, Marlene Kuntz, Afterhours non sanno manco chi sono, quelli che guardano solo i film americani d’azione e pensano che il cinema giapponese sia uno strazio senza avere MAI visto un film giapponese che sia uno, quelli che ti dicono se hai bisogno chiama e poi quando gli parli delle tragedie ti rispondono scusa devo andare, quelli che aborrono le stragi e parlando di cosa farebbero i terroristi dicono che sarebbe meglio buttare un po’ di bombe e pure sgozzarli, gli analisti che ti aggrediscono dicendoti che tu sei aggressivo, quelli che trovano Feltri un uomo di misura e tu non sai leggere tra le righe, Emilio Fede e le sue telepippe, i modelli/e che sembrano sempre in post orgasmo, il teatro della verdura e il suo direttore mafioso, Mentana con la sua faccia dispiaciuta che si scusa per la terribile notizia, le donne che dopo il femminismo credono di dover fare gli uomini, le donne in carriera con lo sguardo truce che danno del deficiente al pupo di due anni, gli uomini che quando gliela dai ti danno della puttana, Donatella Versace, la Vanoni e il Paoli che non sopportano di compiere settant’anni e fanno l’ennesimo remake della loro pallosissima love story, quelli che internet ti ruba l’anima, la Mazzantini e le sue sbrodolate pseudo sentimentali con l’anima sudata, i giornali che non parlano delle stragi in Africa ma gridano alla scandalo perchè un arbitro è stato colpito da una moneta, e il Papa, un buon uomo, ha fatto un sacco di cose buone e tutto il resto, ha contribuito alla caduta del comunismo sovietico, è stato ferito, è stato male, sta peggio e dovrebbe riposarsi, non riesce più a parlare perchè sta male ma va in ognidove… per tutti questi motivi, e pur considerandolo personalmente un eroe del ventesimo secolo (pur con tutte le contraddizioni che hanno di default tutti i Papi), anche lui ha rotto un po’ il cazzo, ma ancor prima il pluricitato MAURIZIO COSTANZOSHOWECONSORTE, questa entità plurisessuata non ha solo rotto il cazzo ma ha già fatto a tutti due maroni blu di prussia giganti, provocando un danno irreparabile alle povere menti delle masse e figliando durante gli interminabili anni di videopresenza una masnada di rompicazzo superpotenziati dalla sua benedizione della quale non ci libereremo almeno per tre generazioni - egli rappresenta tutte le piaghe d’Egitto catodiche messe assieme, ha fatto girare i coglioni a tutti gli strati sociali ed economici tanto che la mafia ha tentato di ucciderlo ma senza successo, sputa pure nel piatto dove mangia da anni a quattro palmenti, vi prego mandatelo/li al confino!!, che se lo suchino gli Svizzeri che se lo meritano ampiamente! lunga vita alla nuova carne!, più ci penso e più mi brucia di dichiararlo… IL CALCIO HA ROTTO IL CAZZO SUL SERIO!!!, azzeramento di tutte le squadre a livello provinciale con punizione a chi non gioca bene e caga il cazzo alle miniere di carbone del Sulcis, allenatori tutti a casa, sostituiti da giovani preti in vena di "stare con i ragazzi", trasformazione di tutti gli stadi con gradinate più alte di 30 metri in piscine pubbliche, arresto immediato ed internamento al campo di Guantanamo di tutti i presidenti, dei loro sottopancia, dei procuratori sportivi e dei responsabili del CONI, divieto TOTALE di far giocare degli stranieri a calcio in Italia, passaggio di tutti i giornalisti calcistici dalla cronaca sportiva alle testate periodiche femminili con divieto per 5 anni di scrivere di calcio o anche solo di pensarci, rieducazione stile rivoluzione culturale cinese dei tifosi calcistici di ogni risma al tifo per il tiro con l’arco, ridistribuzione forzata dei capitali delle società di calcio e degli stipendi dei giocatori ai bisognosi e per finire obbligo di prestare assistenza in zona di guerra guerreggiata per almeno 5 anni ai medici calcistici, ai farmacisti calcistici e ai massaggiatori calcistici, tutte le case editrici, gli editor delle case editrici, gli scrittori che sono contenti di scrivere per delle case editrici, e poi Roma come città, i turisti spagnoli, i turisti americani, i turisti in generale, l’asfalto, le scritte stronze sui muri, le automobili, chi guida le automobili, chi guida le automobili senza cintura, chi guida le automobili con la cintura ma col cellulare in mano, chi guida uno scooter e ti sbatte contro lo specchietto mentre stai guidando un’automobile con la cintura e il cellulare in mano, chi va in bicicletta e invidia che guida lo scooter e sbatte contro lo specchietto di chi guida un’automobile con la cintura e il cellulare in mano, ma pure i posti di lavoro, gli uffici in genere, i superiori, gli inferiori, i colleghi, le colleghe, l’invidia, la carriera, le bugie, i soldi, e più di tutto, le donne, tutte, perchè adesso se lo meritano, e bè, anche quelli che dicono "di default" hanno rotto un po’ il cazzo, ed effettivamente anche se l’ho detto io, "di default" ha rotto il cazzo…, e anche "della serie", che tu ( Markelo Uffenwanken, ndr.) usi spesso, ha rotto il cazzo, è un modo di dire vecchio, anni 80, tutti gli uomini e le donne che dicono "le donne…" e tutte le donne e gli uomini che dicono "gli uomini…", cercasi fucile a canna rigata, possibilmente di precisione onde io possa far decedere mio vicino demoniaco scassapalle oltremodo, quei gruppi musicali che fanno gli indipendenti fino a quando non se li fila nessuno e alla prima occasione firmano per una major che fino al giorno prima avevano soprannominato "it davil", le major, chi dice "sono contro le major", la coca cola, chi la beve e chi non la beve, MTV, i vj di MTV, l’MTV Day ( e gli Articolo 31 in particolare), Il Mucchio Selvaggio, tutto (il giornale musicale), i mega raduni musicali dove devi andare perchè solo lì ti fanno sentire un gruppo a caso tipo gli Interpol e tu ci vai, anche se odi i raduni di qualsiasi genere, anche se già sai che probabilmente non riuscirai a sentire nemmeno una nota degli Interpol e avrai un attacco di colite, la agorafobia, ma soprattutto le persone in generale, me compresa, il tora tora…

(Continua… sempre con il vostro aiuto).

September 17, 2004

RABONI FOR EVER

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 5:40 pm

Sparire: un giorno o l’altro bisogna pur cominciare.

(Giovanni Raboni)

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