The FK experience

September 25, 2004

IL COMPLIMESE DELLA MARKELO UFFENWANKEN GMBH & CO KG

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:06 pm

Esattamente un mese fa buttavo giù il primo pezzo (un editoriale programmatico) di questo blog. In questa "ditta" ci lavoro volentieri. Dunque ho deciso di organizzare una festa virtuale di complimese, una di quelle feste aziendali dove il padrun de la melonera, come si dice a Milano, offre una bella cena a tutti. La Markelo Uffenwanken non ha dipendenti ma amici (spero…), ma insomma lo spirito è quello, francamente kitsch, della festa aziendale. Pensate che anni fa, quando lavoravo per un’azienda cartotecnica e giravo per l’Europa come un facchino di lusso (si fa per dire) il Grande Capo (che in fondo non era una cattiva persona), e che si chiamava Giuseppe, il giorno di San Giuseppe faceva organizzare un rinfresco in suo onore dai dipendenti. E i dipendenti, cioè noi, dovevamo anche fargli il regalo… Surreale, davvero. In quella ditta ci resistetti 7 mesi, un record. Bene, ora avete capito che razza di capitalista sono. Detto a chiare lettere: vedo in Silvio Berlusconi un modello per il presente e soprattutto per l’avvenire…

La Markelo Uffenwanken GmbH & Co KG è invece un’azienda seria e paga il pranzo. Rigorosamente tedesco.(Con qualche piccola eccezione). Ecco il menu.

Cavoli rossi e spinaci verdi, maiale arrosto e tacchino e sauerkraut con kartoffel-kloesse e salsa nera con panna acida, ravanelli e sedano, anatra farcita con piselli e carote di contorno, cavolfiori bianchi, composta di mele e fichi di Smirne, torta di cannella e streusselkuchen, torta a strati di cioccolato e noci, noci di ogni tipo, mandorle e pecan, birra lager della Repubblica Ceca (Pilsner Urquell) direttamente dalla botte di 120 litri, 26 casse di birra scura non pastorizzata in bottiglia di Duesseldorf, vini bianchi e rossi, 6 casse di champagne Krug e Crystal millesimato, kuemmel, malaga, porto, schnapps, formaggi olandesi , limburger e schmierkaese, vino di sambuco, sidro forte e sidro dolce, budino di riso e tapioca, castagne arrosto, mandarini, olive, sottaceti, caviale rosso e nero, storione affumicato, torta meringata al limone, paste al cioccolato, Sacher Torte, amaretti e bignè, sigari Toscani, sigari Montecristo, sigari Cohiba, sigari olandesi. Caffè italiano ristretto corretto Sambuca Molinari.

Bene, intervenite (con il pensiero, si capisce) numerosi. E Guten Appetit!

IL CANONE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:29 am

Tempo fa un amico di cui rivelerò per discrezione solo le iniziali del nome (V.), il cognome lo dico tutto (Gallico), mi chiese ( a me come ad altri scrittori italiani viventi ) -tocco ferro- di mettere giù una lista per un canone di libri di cosiddetta narrativa pubblicati in Italia, di autori italiani, a partire dal 2000 anno di grazia. Per l’Università di Goettingen, in Germania, dove Gallico risiede. (Tra i miei link c’è il suo "Stern 26"). Un canone ristretto come la Salerno-Reggio Calabria. Io, dal basso della mia ignoranza, ci sto ancora pensando. Allora, grazie a Gianni "Il Perfido" Biondillo (che ha avuto l’idea) vi chiedo di comporre voi la lista. Facciamo questo canone per l’amico Vins (ecco, ho detto anche il nome di battesimo…) e anche per noi. Andrea "Titonko" Barbieri ne ha messi giù un po’ in queste colonne. Sicuramente non tutti quei libri citati sono usciti dopo il 2000, di questo ne ho certezza.

Insomma, proviamoci. Grazie mille.

September 24, 2004

SULLA “TRATTABILITA’” DELL’IO E SULLA POVERTA’

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:16 pm

di Gianni Biondillo

(Pubblico questo pezzo dell’amico Biondillo apparso ieri su Nazione Indiana nella colonna dei commenti al racconto di Giulio Mozzi "Un ragno in testa". M.U.)

1.E’ l’idea stessa di un "io sono" come qualcosa di immodificabile, di codificato geneticamente e basta che è fallace. Io NON sono il Gianni di ieri nè quello di domani. I gusti cambiano, c’è chi perde i capelli, chi li imbianca, appaiono le rughe, SI MUORE. Non si puo’ pensare che il "io sono" di me a 10 anni sia lo stesso di me ora, padre di una figlia in attesa della seconda. E quanto cambierò con la nascita di Sara, quanto lei stessa mi metterà nella condizione inevitabile di mutare. E così sarà per la mia piccola Laura. Che ora come ora sa tutto, sa che nascerà Sara, che avrà una sorellina, un po’ come i negri (e dico negri apposta) idealizzati prima che li vedessimo per le nostre strade. Ma come cambierà quando Sara le ruberà il sonno o le braccia della madre? Avrebbe senso dirle: "non sembri neppure tu". Oppure:"sei cambiata". O:" non ti riconosco più?" Allora: il suo io è cambiato? Allora è trattabile, mi pare, trattabilissimo. Al punto che è cambiato per via esperienziale, per inevitabili imposizioni esterne, senza neppure decidere di farlo. Le esperienze ti cambiano. Mia moglie, da bambina, viveva in un paesello, sgozzava senza problemi le galline, ora solo l’idea la farebbe svenire.

2.Tornando a Laura: la sua fortuna, rispetto chi a Livorno o a Lecce gli raccontavano di idilliaci popoli africani senza neppure sapere che puzzavano (perchè puzzano, chiaro. E sapete perchè? Perchè ANCHE NOI puzziamo. I cinesi ODIANO il nostro odore. Siamo vivi, espelliamo, sudiamo, caghiamo, etc.etc. Io, poi, puzzo in modo indicibile), dicevo, la sua fortuna è che a lei, Laura, non ho dovuto raccontare nulla. Li vive, tutti i giorni affianco. Vivo, ora da sposato, in un quartiere dove ci sono per strada solo marocchini, srilankesi, senegalesi, ucraini, etc.etc. Così i compagni di classe della scuola materna. Sapete una cosa? Laura non conosce la parola NEGRO. Me ne sono reso conto qualche giorno fa, parlando con lei. Non sapeva cosa significava. Dunque?

Dunque:

a) L’io è più che trattabile. L’io non è datoci immutabile dall’inflessibile Dio luterano. C’è, per un cattolico come Mozzi, il libero arbitrio. Cioè la scelta. L’assassino diventa santo, etc.

b) Per me poi, ateo compassionevole (come mi chiamò una volta Franz), l’io muta INEVITABILMENTE col mutare del corpo, dell’esperienza sensibile del corpo.

3. I miei genitori erano CONVINTI che i cinesi mangiassero scarafaggi, serpenti e cose così. La prima volta che li portai in un ristorante cinese c’era da mettersi le mani nei capelli. Altro che xenoinfastiditi! Ora sono loro che insistono per andarci. Io non ho esperienza di filippine domestiche o robe così, come Giulio. E sapete perchè? perchè mia madre lo è stata per tutta la vita (in una famiglia di libanesi ebrei), perchè lo è stata mia moglie, perchè lo sono stato io. Io ho raccolto la merda con le mie mani, io ho respirato la spazzatura, mi sono rotto la schiena di notte in Fiera Campionaria, insieme a marocchini, serbi, etc.

4. Dalla Fallaci in giù, c’è una cosa che vogliamo negare più di ogni cosa; non è il colore della pelle (perchè allora i rumeni o gli ucraini?), non è la religione (perchè allora gli equadoriani o i peruviani?), no, macchè! E’ la povertà. A noi fa paura la povertà. Ve lo assicuro, ve lo dice uno che è cresciuto in mezzo alla povertà, quella autentica, quella da pane e cipolle, in un quartiere a rischio come Quarto Oggiaro. Lo negheremo fino all’ossesso, ma ci fa paura la diversità assoluta che la povertà porta con sè. Denzel Washington non ci fa paura, Willie Smith non ci fa paura. Afef non ci fa paura. Giulio, illuminato borghese, uomo di cultura eccelsa, amabile chiacchieratore, scrittore raffinato, sincero credente, anzi, il corpo di Giulio non ha mai avuto questa esperienza. Il corpo di Giulio, l’amabile corpaccione di Giulio, è un corpo borghese intellettuale cattolico illuminato italiano. Un corpo così non capisce, non puo’ capire, il corpo della vicina di casa di mia madre, Zaira, somala, colf (sguattera dovrei dire, ma non lo dico), lavoratrice, cucinacipolle, puzzolente, etc.etc. Mia madre, che si è ritrovata ad averla affianco sentiva che non c’era possibilità di incontro. Troppo diverse. Prima, in quell’appartamento, c’era la Rosetta, milanese doc. Che guardava mia madre dall’alto in basso (terrona sicula, mia madre, probabilmente ex prostituta ma pur sempre del nord la Sciura Rosetta). Ma, miracolo, dense di pregiudizi e di razzismo, per anni, hanno convissuto, una a fianco all’altra. E quanto pianse mia madre alla sua morte!

Una settimana fa mia madre è andata a fare la targhetta da mettere sulla porta di Zaira, perchè, mi spiegava, è meglio mettere il nome fuori, se no arrivano quelli che ti sfondano la porta e ti occupano l’appartamento. Zaira ogni tanto le cucina delle cose, e stanno i pomeriggi a chiacchierare. I loro corpi hanno esperienza l’una dell’altra. I loro "IO" trattano, mutano, crescono, cambiano, appercepiscono, appresentano. Amano.

5."Ama, e fa quello che vuoi". (S.Agostino).

COMUNICATO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:40 am

Su www.nazioneindiana.com, firmandomi come spessissimo là col mio nickname anagrafico (iniziali F.K., c’è pure il link di me stesso, qui) ho appena invitato Fabio Carpina e molti altri a fare una manipolazione diciamo così manuale. Sulla colonna dei commenti al pezzo di Giulio Mozzi "Un ragno in mente". Meglio una buona sega corporale, secondo me (detta da Marcello Mastroianni "The best solution") di una continua, grande, totalizzante pippa mentale collettiva.

LA MATITA ROSSA E BLU

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:36 am

di Riccardo Ferrazzi

(Pubblico questo pezzo dell’amico Riccardo Ferrazzi in risposta al mio precedente post "Su Antonio Moresco". Solo su Markelo Uffenwanken).

Non ho letto "I Canti del Caos", nè la prima nè la seconda parte, e, se devo stare a quel che ho letto in giro (non solo su Uffenwanken), non leggerò neanche la terza. Questa non è una "prerecensione", è un grido di dolore o, se preferite, di disincanto.

Non ne faccio neanche un discorso di "fruibilità" (che pure non è cosa da trattare dall’alto in basso). No, ne faccio proprio un discorso di letteratura. Ho una certa età, sufficiente per aver accumulato una discreta quantità di delusioni epocali. Non conto più i libri che ho lasciato a metà (perchè non ne potevo più) e quelli che mi sono costretto a leggere fino in fondo per poi accorgermi, in capo all’una e all’altra esperienza, che ero costretto a domandarmi: "Ma che cazzo mi ha detto?" Quando avevo diciott’anni era obbligatorio aver letto "La nausea" di J.P. Sartre. Ancora oggi mi domando in che cosa mi abbia arricchito la lettura di quelle migliaia di parole. Anzi, non me lo domando più perchè finalmente mi sono risposto: in niente. Di quanti libri che a suo tempo (e magari ancora oggi) sono stati considerati "fondamentali" si puo’ dire la stessa cosa? Una marea. Nessuno è (ovviamente) tenuto a pensarla come me, ma ciò che rende valido un "classico" è la sua permanente e perennemente mutante attualità. Amleto, Achille, Ulisse e Dante (in prima persona) hanno sempre qualcosa da dirci e non ci stancano mai (e se Dante fu trascurato per qualche secolo fu solo perchè la deriva stilistica che sfociò nel marinismo fece perdere di vista la preminenza della forma: discorso sul quale conto di tornare). E’ per questo che "si fanno leggere". E’ per questo che non viene mai meno la loro "fruibilità".

Apprezzo il paradosso di Uffenwanken, ma non condivido: scrivere per non essere letti è una contraddizione in termini. Anche il più ermetico dei poeti ermetici, in fondo al suo compiacimento elusivo, coltiva la speranza di essere compreso. Altrimenti, invece di scrivere liriche, si iscriverebbe a un corso serale per sibille cumane, delfiche, o affini. Quanto ai narratori che non hanno niente da dire, ce ne sono parecchi che onestamente si dedicano alla letteratura di evasione, da Ken Follett a Umberto Eco (ohibò!)

L’alone del guru, a mio sommesso parere, non si confà a poeti e narratori, dovrebbe essere riservato a chi predica una filosofia o una religione rivelata.

Dopo la buriana sperimentalista, provocazionista e concettualista del novecento, è ora di procedere a un sincero riesame: prendiamo in una mano i testi di letteratura e nell’altra la matita rossa e blu. Leviamoci dai coglioni una quantità di zuppe che abbiamo dovuto digerire per forza, perchè "l’hanno letto tutti". Se il re è nudo non vogliamo dirlo chiaro e tondo? Diciamolo almeno a noi stessi, confidiamolo agli amici più sicuri, parliamone nelle catacombe. Un giorno torneremo a vedere la luce del sole.

September 23, 2004

SU ANTONIO MORESCO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:39 pm

Quando, parecchi mesi fa, mi imbattei per la prima volta nella lettura di un libro di Moresco (I Canti del Caos II) provai fin dalle prime pagine un senso di vertiginosa repulsione. Leggevo questo "non-romanzo" e sentivo la vertigine, leggevo e stavo sull’orlo scollato di un mondo profondamente superficiale - superficiale nel profondo, superficiale abissalmente- che collassava dentro se stesso; l’assurdo e l’osceno che si esplicitava - a chiare lettere, riga per riga- come tale. Non l’assurdo ad esempio pinteriano, che "ammicca" all’assurdo stesso poggiandosi su travi di compensato di formale realtà, di fastidiosa quotidianità borghese. No. Il mondo di Moresco io lo percepivo a tentoni - e con angoscia - come una specie di antimondo, come se la materia letteraria fosse diventata antimateria letteraria, come se il film si proiettasse tutto in negativo. Si doveva vendere Dio attraverso una campagna pubblicitaria. Questo il target, la missione impossibile. Ma il marketing puo’ tutto, business is business ecc. E in mezzo, nel bel mezzo di questo vortice di parole, apparivano figure di freaks, di androidi ma dai ruoli ben definiti, androidi bene (o male) inseriti nella nostra società. A pag. 80 mollai la presa. Non ne venivo a capo. In seguito un amico mi spiegò che per capire davvero Moresco bisogna partire per forza dalle sue prime opere, prima ancora, quindi, dei Canti del Caos I. E allora, davanti alla solita birra, gli dissi che evidentemente Moresco stava procedendo scientemente all’annientamento della sua letteratura, che lui la sua letteratura la stava progressivamente autodistruggendo. Con un atto (quello di scriverla, proprio) che ha qualcosa di eroico, aggiungo adesso. A.M. è ovviamente un intellettuale e un artista senza compromessi. Non si spiega e non si piega. Potrebbe agevolmente comporre minuetti e "scherzi", romanzi tradizionali seppure "in via sperimentale" (cioè le solite truffe vendute come rivoluzionarie), pastiches sulla "porca Italia" come un Arbasino ma ad alto tasso testosteronico, finti nouveau roman post modernisti: infatti la sua scrittura - parlo di stile - è tutt’altro che impervia, è invece - come credetti d’intuire quella sera di fronte alla birra e a quell’amico - illegibilmente scorrevole. Moresco scrive in una lingua per nulla ostica e ostile nonostante sia per forza di cose raffinatissimo. E il suo procedere è un andare e venire per cerchi concentrici lanciati come meteoriti verso il baratro, un girare a vuoto che assomiglia al girare a vuoto dell’esistenza umana se presa a muso duro per quel che troppo spesso è. E’ anche, il suo, un rappresentare che si estrinseca attraverso fantasmi in carne ed ossa, figure metaforiche; perchè forse per lui il romanzo (questo genere che ha mangiato il cuore a tutti i generi) è metafora dell’insensatezza di una vita borghese morta dentro, abortita dentro, deceduta nel sonno. La civiltà borghese - la nostra - è schiattata nel sonno e dunque del proprio decesso non ha potuto accorgersi.

Quella di Moresco - così la vedo io - è furia distruttrice che implicitamente prega di non essere ciò che è, è la rappresentazione di un uomo contemporaneo che urla dentro il proprio incubo per svegliarsi. E’ disperatissima vitalità quella che lo muove. Credo che A.M. scrittore non vada capito in senso convenzionale, e nemmeno accettato. Credo che vada però amato per il coraggio che sta dimostrando nel rappresentare il caos, la disperazione, la rabbia, il disfacimento e la morte dell’essere umani. Il suo è un urlo vitale di dolore di fronte alla morte vivente, ciò che la vera letteratura non puo’ non essere, in ultima analisi. Va ben oltre il concetto di "fruibilità", va oltre il lettore, lo scavalca persino con orgoglio. I Canti del Caos possono esistere anche senza essere letti perchè il caos non si legge, il caos è dappertutto. In un certo senso, Moresco è un avanguardista "post-litteram" che procede in un mondo contemporaneo - letterario e non - che le avanguardie artistiche le ha digerite da decenni e le ha dovutamente commercializzate rendendole innocue, "producendole". E dunque combatte la sua guerra tra nemici di ogni sorta, di prima e di ora, resistendo col petto buttato in fuori.

Se c’è oggi in Italia, e forse in Europa, uno scrittore che non scende a compromessi soprattutto con se stesso, quello è Moresco. Io personalmente faccio e credo in un tipo di letteratura diverso. Durezza e calcio nei coglioni, si, ma anche - detto con la solita brutta parola - "fruibilità". Lui di questo se ne fotte. E come si fa a non ammirarlo, anche solo per questo e anche se non si è d’accordo?

SACRAMENTI PATERNI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:55 am

di Arden

(Arden - il link è il primo in ordine alfabetico- è una fornaia. Se andate sul suo blog troverete per ogni giorno un caldo croissant di versi: e fragrante, leggero e saporito. I croissant commestibili non sono profondi, però. Ma Arden sforna anche pasticceria profonda. Eccovi una sua composizione in esclusiva. Come dico spesso io: solo su Markelo Uffenwanken. E scusate se è poco).

San Procopio Martire era invocato

da mio padre in occasioni varie,

-quando, tanto per dire,

rasciugava l’acqua coi giornali

dopo i temporali-

o la mattina, quando

s’imbrogliava la gamba nei calzoni

o invano cercava

il bastone, le chiavi-

o quando si feriva le mani

tentando di forzare la chiusura

che mai non si svita

delle medicine salvavita-

Anche imprecava un certo Sant’Aloia

(Aloisius pare fosse il nome)

quand’era afflitto solo dalla noia.

Ma quando gli giravano i coglioni

ascoltando la radio, e magari

nel momento stesso del quotidiano

suo martirio al cesso, allora era

il PATRIARCA ECUMENICO

che per ignoto merito assurgeva

a solo e incontroverso

grande amministrator dell’universo.

September 22, 2004

TRIPOLI DI NOTTE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 9:23 pm

di Mauro Cheli

(Ricevo da Luca Oleastri - aka Innovari - questa poesia di un vecchio amico che non vede da parecchi anni. Gli è rimasta come ricordo dei vecchi tempi. L’amico - cioè Mauro Cheli - dopo il matrimonio è sparito e fa il bancario. Ora, qui su M.U. resuscitiamo un (fu) possibile poeta. Che ha rinunciato).

Anastasia è qui

i capelli arrugginiti

come le spine dei

bastioni di Tripoli.

E il vento sibila

nelle insenature di granito

e nelle vene sì

solo sabbia e

sangue no.

Come sommergibili in agguato nel mare

così i tuoi occhi

come lupi

nella neve.

PER EVITARE CONTAGI IMMUNODEFICIENTI…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 6:33 pm

" L’autentico e leale seduttore, quando ha ottenuto il sorriso, l’occhiata in tralice, il valzer o le lacrime, saluterà deferente la dama, col cuore colmo di gratitudine, e avrà una paura soltanto: quella di poterla rincontrare".

(Karen Blixen)

 

VENGHI A PRENDERE UN COMMENT DA NOI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:21 am

(Questo pezzo s’aggancia alla poesia di Anodino alias Mario Bianco intitolata "I blog(s): liscia tu che liscio anch’io". La prima parte del pezzo è nata da un mio comment alla stessa.)

Carissimo Radical… ehm, Riccardo! Che piacere!… Come sono felice di averti qui sul mio blog, carissimo!… Venghi a prendere un comment da noi!… Che scrittura superba!… Che scovolanti anacoluti!… Che sgrommante sintassi!… Ma come siamo bravi!… Adesso apriamo anche noi una bella squola di scrittura (alla) creatina!… magari per corrispondenza!… per risparmiare!… come la Radio Elettra, quella dove s’è diplomato Bossi!… lui ha imparato a scrivere così, per corrispondenza!… un uomo di grande sensibilità umana, come noi!… noi che amiamo i nostri simili, purchè scrivano!… e leggano, soprattutto!… i nostri bei libri, chiaramente!… Carissimo, come siamo politicamente corretti, certe volte!… Ma, allo stesso modo, come riusciamo ad essere  persino provocatori!… da salotto, ma pur sempre provocatori!… Ci piace stupire, carissimo collega!… Che bello stupire, alle presentazioni!… E poi continuare a stupire sul blog!… sul nostro e su quello degli altri colleghi!… Gli altri si stupiscono enormemente nel leggere le fasi salienti della nostra aurea esistenza!… Andremo a finire in televisione, di questo passo, sicuro!… all’Isola dei Fumosi!… opinionisti!… nel generone!… E poi su e giù per il Paese - che non aspetta altro - a propagandare il Verbo!… Come, Riccardo?… Tu vai solo a Spotorno e io solo fino al Bar Magenta a farmi sei Guinness medie?… ma ci andremo, su e giù per il Paese, sta tranquillo!… I nostri libri sono compresi solo da pochi Eletti!… siamo intellettuali raffinatissimi!… noi non miriamo alle vendite!… non siamo mica come quei fabbricanti di volgari bestseller!… noi miriamo alto, alla Cultura!… Venghino a prendere un bel comment da noi!… magari corretto!… cornetti caldi!… melassa a farcitura esterna e interna!… comments riveduti e corretti!… poi lo spiego nel prossimo corso!… Ora chiudo!… il tempo stringe!… un quarto d’ora per buttar giù l’articolo per la rivista… un altro quarto d’ora per la conferenza di Odiate Sul Serio… e l’ultimo quarto d’ora per il Grande Romanzo Tentacolare di Prossima Uscita!… e poi di nuovo a pesce nel blog!… oh si, che goduria essere applauditi!… applauditi da un silenzio assordante!… da mani invisibili che pigiano sui tasti!… da parole anonime e nick e nick di nick, e nick di nick di nick!… che bello rimanere soli… soli… soli!… SOLI!…

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