The FK experience

September 29, 2004

DA OSAKA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 6:35 pm

di Fabio Viola

Seconda puntata

(Arieccoci. Pensavate che la seconda puntata l’avrei messa in onda tra una settimana, magari? No, subito. E, d’accordo con Fabio, abbiamo cambiato anche il titolo alla serie. Quello che tutti i serial non fanno. Da Rambo al Maresciallo Rocca. Noi no. La terza puntata tra qualche giorno. M.U.)

 

Eh, stavolta li ho sentiti eccome. Stanotte e ieri notte, due scossoni che mi hanno spostato con tutto il futon. come se un tizio spiritoso venisse a prenderti a calci il letto mentre dormi. Fa impressione. Poi riaddormentarsi non è facilissimo. Ti resta l’idea che potrebbe arrivare quello grosso che stacca il palazzo da terra e lo fa appoggiare sul davanti, con te che improvvisamente cammini sulla finestra.

Il caldo imperversa. E’ una cosa immonda. A casa fa anche più caldo che fuori, ma di brutto, ci saranno trentadue gradi all’interno del miniappartamento in cui sto. Dormire con una temperatura del genere non è facile, poi ci si mettono anche i terremoti.

A parte questo, ci tengo a ribadire che Osaka è veramente immensa, non so se si era capito nella scorsa puntata. Ieri abbiamo girato in bicicletta da nord a sud, e senza mai toccare le periferie abbiamo percorso tratti oceanici.

Ho visitato l’Osakajo, il castello di Osaka, e devo riportare che tutto il parco intorno al castello è abitato da barboni giapponesi con le loro tende blu. Immaginate i giardini della Mole Adriana popolati di barboni giapponesi con le tende blu. Non ci potevo credere. E non è tutto qua! La strada percorsa per raggiungere l’Osakajo è una cosa immonda. Prendete Atene, frullatela con viale Marconi a Roma, riempitela di giapponesi, sparateci dentro una milionata di biciclette e odori di qualunque cosa a go-go e ci siete. Ecco: Osaka, voilà. Inoltre non mancano: cartacce, spazzatura, rifiuti vari, pezzi di pesce, brandelli di carne e organi umani, antenne aliene mozzate e godzilla. Hmm, vabbè, era per dire che questa città è un vero casino. Allora, sconvolto da tanta non giapponesità mi sono consultato con una tale G., ragazza di Milano che vive qua con il fidanzato giapponese e che da ben sette anni non mette piede in Italia né ha intenzione di farlo. Ella dice: "Osaka non è Giappone, è Asia. Qui puoi farti un’ idea di come sono Seoul, Pechino, Saigon, altre città dell’Estremo Oriente". Questo è ciò che ella dice. Io dubito fortemente che Saigon o Pechino o Seoul abbiano un reddito medio procapite paragonabile alla metà di quello di un osakese, ma il concetto è senza dubbio quello. In seguito ella ha aggiunto: "Se vai a Tokyo ti rendi conto di quanto Osaka sia una realtà a sé". In seguito a questa affermazione mi è venuta voglia di andare a Tokyo, cosa che avevo esclusa a causa del costo considerevole del treno per raggiungerla (con lo Shinkansen, il treno superveloce che ti ci porta in due ore e mezzo - si tratta di più di quattrocento chilometri - ci vogliono circa 240 euri, a quanto pare). Tokyo, dai racconti di amici e conoscenti, e da ciò che sto desumendo da un confronto ipotetico con Osaka, è una specie di delirio post-post-futurista, una visione bladerunneriana in cui la Svizzera ha vinto la terza guerra mondiale e tutti si vestono in latex arancione e/o blu, un laboratorio ipertecnologico in cui si studia il modo di rendere il futuro più cool. Insomma: il primo insediamento umano su Nettuno. G., ella, ha detto, ma qui parafraso e interpreto, che laddove Osaka ti fa sentire di essere in Asia, Tokyo ti fa sentire di essere a bordo dell’ Enterprise.

Passando ad altro, ieri ho visitato un ufficio postale giapponese. Chi di voi ha visto un qualunque film di Lynch sa bene come Egli rappresenti gli impiegati, i commessi, le persone che insomma sono addette alle relazioni dirette col pubblico. Ebbene: entrando in questo ufficio postale di Abeno (quartiere di Osaka tipo Tor Bella Monaca coi grattacieli senza vetro e senza la malavita), locato in una stradina piccola e storta con casette vecchie a ridosso di vari colossi di cemento, ho trovato ben tre impiegati schierati uno di fianco all’altro davanti ai loro sportelli. Guardavano verso l’ingresso in silenzio. L’ufficio postale era deserto (ma c`e` da dire che era anche piuttosto piccolo) e i tre non parlavano, non ridevano, non mangiucchiavano, non qualunque cosa. Stavano là e aspettavano. Entriamo e mentre scriviamo gli indirizzi sui pacchetti da spedire i tre non fanno altro che continuare a guardare verso l’ingresso. Di sicuro respiravano però. Con quel silenzio li ho sentiti distintamente emettere aria e riappropriarsene ritmicamente. E’ stato interessante. Nell’ufficio postale ho acquistato dei francobolli di Mazinga che userò per spedire qualche cartolina. C’erano anche quelli di Hello Kitty ma ho preferito Mazinga. E come tutti sanno, uno esclude l’altra.

In Giappone si mangia benissimo. Anche questo l’ho già detto, ma ci tengo a ripeterlo. Sto diventando dipendente dagli udon, in ogni loro variante, e dal tonkatsu (che mangio spesso anche a Roma.) L’ altroieri ho mangiato anche il sashimi più buono di sempre, con talmente tanto wasabi sciolto nella salsa di soia che per un momento ho creduto di aver ingurgitato mezzo litro di benzina senza piombo. Eccellente. E oltre a mangiare in maniera rimarchevole, in Giappone si mangia sano. Se vivessi qui riassesterei il mio malandato fegato in poco tempo e probabilmente perderei anche peso. Non sarei più il "barile di merda" che Polda Farani (di Castel Madama, quella che da grande vuole fare la giornalista, quella che ricorda una qualunque immigrata clandestina dall’est europeo) mi ha rimproverato di essere.

Ci sarebbero altre cose ma per ora passo. Anzi no, prima devo dire una cosa: in questo momento vi scrivo da un internet point all’interno di un centro commerciale specializzato in elettronica. Avevo intenzione di acquistare una macchinetta fotografica digitale ma ce ne saranno esposte ALMENO seicento tipi diversi. Sto impazzendo, non so quale scegliere né come. Ieri, preso da un moto di stizza per tutta quella varietà, ho compiuto un gesto riprovevole modificando di proposito il menu di una macchinetta presa a caso dal giapponese al francese. Prima che mi arrestino per terrorismo linguistico, qualcuno mi dà qualche dritta per favore?

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