The FK experience

September 24, 2004

SULLA “TRATTABILITA’” DELL’IO E SULLA POVERTA’

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:16 pm

di Gianni Biondillo

(Pubblico questo pezzo dell’amico Biondillo apparso ieri su Nazione Indiana nella colonna dei commenti al racconto di Giulio Mozzi "Un ragno in testa". M.U.)

1.E’ l’idea stessa di un "io sono" come qualcosa di immodificabile, di codificato geneticamente e basta che è fallace. Io NON sono il Gianni di ieri nè quello di domani. I gusti cambiano, c’è chi perde i capelli, chi li imbianca, appaiono le rughe, SI MUORE. Non si puo’ pensare che il "io sono" di me a 10 anni sia lo stesso di me ora, padre di una figlia in attesa della seconda. E quanto cambierò con la nascita di Sara, quanto lei stessa mi metterà nella condizione inevitabile di mutare. E così sarà per la mia piccola Laura. Che ora come ora sa tutto, sa che nascerà Sara, che avrà una sorellina, un po’ come i negri (e dico negri apposta) idealizzati prima che li vedessimo per le nostre strade. Ma come cambierà quando Sara le ruberà il sonno o le braccia della madre? Avrebbe senso dirle: "non sembri neppure tu". Oppure:"sei cambiata". O:" non ti riconosco più?" Allora: il suo io è cambiato? Allora è trattabile, mi pare, trattabilissimo. Al punto che è cambiato per via esperienziale, per inevitabili imposizioni esterne, senza neppure decidere di farlo. Le esperienze ti cambiano. Mia moglie, da bambina, viveva in un paesello, sgozzava senza problemi le galline, ora solo l’idea la farebbe svenire.

2.Tornando a Laura: la sua fortuna, rispetto chi a Livorno o a Lecce gli raccontavano di idilliaci popoli africani senza neppure sapere che puzzavano (perchè puzzano, chiaro. E sapete perchè? Perchè ANCHE NOI puzziamo. I cinesi ODIANO il nostro odore. Siamo vivi, espelliamo, sudiamo, caghiamo, etc.etc. Io, poi, puzzo in modo indicibile), dicevo, la sua fortuna è che a lei, Laura, non ho dovuto raccontare nulla. Li vive, tutti i giorni affianco. Vivo, ora da sposato, in un quartiere dove ci sono per strada solo marocchini, srilankesi, senegalesi, ucraini, etc.etc. Così i compagni di classe della scuola materna. Sapete una cosa? Laura non conosce la parola NEGRO. Me ne sono reso conto qualche giorno fa, parlando con lei. Non sapeva cosa significava. Dunque?

Dunque:

a) L’io è più che trattabile. L’io non è datoci immutabile dall’inflessibile Dio luterano. C’è, per un cattolico come Mozzi, il libero arbitrio. Cioè la scelta. L’assassino diventa santo, etc.

b) Per me poi, ateo compassionevole (come mi chiamò una volta Franz), l’io muta INEVITABILMENTE col mutare del corpo, dell’esperienza sensibile del corpo.

3. I miei genitori erano CONVINTI che i cinesi mangiassero scarafaggi, serpenti e cose così. La prima volta che li portai in un ristorante cinese c’era da mettersi le mani nei capelli. Altro che xenoinfastiditi! Ora sono loro che insistono per andarci. Io non ho esperienza di filippine domestiche o robe così, come Giulio. E sapete perchè? perchè mia madre lo è stata per tutta la vita (in una famiglia di libanesi ebrei), perchè lo è stata mia moglie, perchè lo sono stato io. Io ho raccolto la merda con le mie mani, io ho respirato la spazzatura, mi sono rotto la schiena di notte in Fiera Campionaria, insieme a marocchini, serbi, etc.

4. Dalla Fallaci in giù, c’è una cosa che vogliamo negare più di ogni cosa; non è il colore della pelle (perchè allora i rumeni o gli ucraini?), non è la religione (perchè allora gli equadoriani o i peruviani?), no, macchè! E’ la povertà. A noi fa paura la povertà. Ve lo assicuro, ve lo dice uno che è cresciuto in mezzo alla povertà, quella autentica, quella da pane e cipolle, in un quartiere a rischio come Quarto Oggiaro. Lo negheremo fino all’ossesso, ma ci fa paura la diversità assoluta che la povertà porta con sè. Denzel Washington non ci fa paura, Willie Smith non ci fa paura. Afef non ci fa paura. Giulio, illuminato borghese, uomo di cultura eccelsa, amabile chiacchieratore, scrittore raffinato, sincero credente, anzi, il corpo di Giulio non ha mai avuto questa esperienza. Il corpo di Giulio, l’amabile corpaccione di Giulio, è un corpo borghese intellettuale cattolico illuminato italiano. Un corpo così non capisce, non puo’ capire, il corpo della vicina di casa di mia madre, Zaira, somala, colf (sguattera dovrei dire, ma non lo dico), lavoratrice, cucinacipolle, puzzolente, etc.etc. Mia madre, che si è ritrovata ad averla affianco sentiva che non c’era possibilità di incontro. Troppo diverse. Prima, in quell’appartamento, c’era la Rosetta, milanese doc. Che guardava mia madre dall’alto in basso (terrona sicula, mia madre, probabilmente ex prostituta ma pur sempre del nord la Sciura Rosetta). Ma, miracolo, dense di pregiudizi e di razzismo, per anni, hanno convissuto, una a fianco all’altra. E quanto pianse mia madre alla sua morte!

Una settimana fa mia madre è andata a fare la targhetta da mettere sulla porta di Zaira, perchè, mi spiegava, è meglio mettere il nome fuori, se no arrivano quelli che ti sfondano la porta e ti occupano l’appartamento. Zaira ogni tanto le cucina delle cose, e stanno i pomeriggi a chiacchierare. I loro corpi hanno esperienza l’una dell’altra. I loro "IO" trattano, mutano, crescono, cambiano, appercepiscono, appresentano. Amano.

5."Ama, e fa quello che vuoi". (S.Agostino).

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