NEW YORK NEW YORK
Dunque a New York si stanno scatenando. George W. Bush avrà la sua bistecca. Una bistecca con molto osso, una suola da scarpe nella parte commestibile. La manifestazione in atto contro il governo degli Stati Uniti mi riporta a una previsione che feci all’indomani dell’inizio della guerra: sarà un Vietnam di sabbie continue. Le mamme hanno sempre ragione, e io amo le mamme. Se dall’Iraq continuano a portare indietro salme di ragazzi in divisa uccisi, questo uccide anche le mamme, e mette in angoscia le mamme di tutti. Le mamme sono empatiche per antonomasia. Guardano lontano. Lontano nel tempo. Sempre Tenco: un giorno dopo l’altro, la vita se ne va.
Quello, George W., è un nazista. Non ho problemi a dirlo. Lo urlerei ai quattro venti. Non c’è differenza. O meglio, la differenza sta in tutto.
I morti, sempre i morti. Li conosco bene. Io li conoscevo bene. Conosco il lutto. L’ho provato non una sola volta sulla mia pelle di restato. Lo provo ancora. Stamattina ho letto sul Corriere un’intervista al fratello di Enzo Baldoni. Senso della misura, dignità luccicante, valori umani non ostentati, vissuti. Trasudano dignità, i Baldoni. Il dolore vero, il senso vero della perdita, arriverà dopo. Sono con loro col cuore. Ci sono passato, come tanti. La morte è dada. Cristo era dadaista.
Tutto parte da Kissinger, dalla realpolitik nixoniana. Henry Kissinger è stato l’uomo politico più devastante degli ultimi 50 anni. Il gioco di sponda. Armiamo gli iracheni per colpire gli iraniani. Armiamo i ribelli afghani per colpire l’Unione Sovietica. Apocalypse Now. Apocalypse In The Future.
Non mi attendo grandi cose da Mister Kerry. Nel medio-lungo termine, forse, proverà a disincagliarsi dalle sabbie mobili della Mesopotamia? Lo scopriremo solo vivendo. I vivi, sempre i vivi.
Vincitori e vinti. Un vecchio film di Stanley Kramer del 1961. Il Processo di Norimberga. Uno dei protagonisti era il giudice ed ex ministro della giustizia del Reich Ernst Janning, interpretato da un eccezionale Burt Lancaster. Janning è uomo come suol dirsi "giusto" ma compromesso col regime. E’ possibile una tale contraddizione? Credo di si. Il verdetto? Colpevole, naturalmente. Dove voglio arrivare? Bene, non sopporto più l’antiamericanismo. E’ come l’antisemitismo, nel senso che entrambe le prese di posizione fanno parte delle manifestazioni dell’odio indiscriminato. L’America è un paese così vario ed eventuale che nemmeno gli Americani più illuminati sanno davvero quanto e in che modo. Consiglio un bellissimo libro di Henry Miller, L’incubo ad aria condizionata. Scritto all’inizio degli anni 40, è un insieme di ritratti, un polittico, dell’America. Da Detroit e le sue ciminiere puntate contro il cielo di cemento armato alle cittadine sonnolente del Sud, dove vivono personaggi singolari, sofficemente e ironicamente romantici. Un libro che vale la pena di leggere, o rileggere, anche oggi. Miller va a caccia di varia umanità e spara spesso a zero sul suo paese, ovvero su certe caratteristiche del suo paese, come un amante più volte tradito dal suo amore. Nel bel mezzo, ritratti di artisti conosciuti nel suo vagabondare per gli States assieme a un suo amico pittore. Ritratti di personaggi da American Gothic. Ritratti di situazioni paradossali. E quello stile da vero surrealista, iperbolico e affettuoso, indignato e sofferto. Raccontatore di balle erotiche sopraffino, il vecchio Henry. Uomo libero e anima umanista.