IN MEMORIA DI ENZO BALDONI
Lascio fare a un amico che non ho mai conosciuto. Lui era troppo famoso ed era troppo vecchio. Io ero troppo giovane e troppo stupido. Eravamo anche troppo lontani, per soprammercato. Ma lui è ancora mio amico, anche se è morto. Sto parlando ancora di Vinicius de Moraes. Lascio fare a lui. Come a tanti altri grandi artisti, quando mi sento fuori fase, lascio a lui le chiavi del mio cuore. Anch’io, un cinico (ma sarò veramente un cinico?…) ho un cuore. Perlomeno, ce l’ho organicamente parlando…
Mi piace condividere le cose belle. Niente narcisismi, un po’ di generosità. Mangiare e bere da soli mi fa tristezza, diciamo. Fin da piccolo mi hanno insegnato a dividere la pagnotta, come il soldato sul fronte e il suo commilitone. Ho trovato io il pezzo di pane, ma siamo affamati entrambi. Avremo fame anche dopo, ma abbiamo condiviso un po’ di sopravvivenza.
A volte si vive per sopravvivere. Purtroppo. A volte si vive per non morire. Niente retorica, c’è un po’ d’esperienza in quello che dico. Un pizzico di ricordi da "marciapiede". La filosofia spicciola (senza carta di credito, cioè) dell’uomo della strada. La poesia concilia la nostra veglia. Lascio fare a Vinicius, un amico che non mi ha mai mentito. Per Enzo. Che riposi in pace.
SONETTO DELL’ORA FINALE
Sarà così, amica: un certo giorno
mentre saremo a contemplare l’occidente
sentiremo sul volto, all’improvviso
il bacio lieve di una brezza fredda.
Tu mi guarderai in silenzio
e anch’io ti guarderò, con nostalgia
e partiremo, intontiti di poesia
verso la porta oscura aperta di fronte a noi.
Nel valicare le frontiere del Segreto
io, calmo ti dirò:-Non avere paura
e tu, tranquilla, mi dirai - Sii forte.
E come due antichi innamorati
notturnamente tristi e abbracciati
entreremo nei giardini della morte.
(Montevideo, luglio 1960)