DOMENICA CON VINICIUS
Adoro Vinicius de Moraes. Adoro la sua capacità di consolare, la sua commovente generosità di poeta. Adoro le sue canzoni, scritte perlopiù in collaborazione col Maestro Jobim. La ragazza di Ipanema è la più brutta, onestamente. Ci sono tantissime altre perle rare gettate per la nostra consolazione. A nostra disposizione. Possiamo coglierle quando vogliamo. Basta saperlo. La poesia di Vinicius si nutre di sensualità naturale. E’ poesia del corpo che grida d’essere anima. E’ romanticismo esasperato dai sensi. E’ canto pulito.
De Moraes nasce a Rio nel 1913. Ottima famiglia, ottimi studi. Dopo la laurea in legge comincia a fare il giornalista. Nel 33 esce la sua prima raccolta di poesie, Cammino verso la distanza. Nel 36 conosce Ungaretti, che lo farà conoscere nel nostro paese. Nel 43 inizia la carriera diplomatica e iniziano i viaggi, in quasi tutta l’America Latina e in tutta l’Europa.
Società e amore, pubblico e privato, folla e coppie di teneri amanti. I temi di Vinicius: la fame d’amore, il sole, la carne, la solitudine. Del 49 è Patria mia, del 57 Libro di sonetti, del 59 Nuove poesie. Vinicius è personalità multiforme, scrittore versatile. Fa teatro, inizia a scrivere testi di canzoni che diverrano immortali nel 56, assieme ad Antonio Carlos Jobim, l’inventore della bossa nova, un vero e proprio genio musicale. Il primo pezzo dei due autori è Chega de saudade.
Sempre nel 56 Vinicius scrive Orfeu da Conceiçao, opera teatrale da cui sarà tratto il film Orfeo negro di Marcel Camus, una coproduzione italo-francese-brasiliana. Altre raccolte poetiche: Per vivere un grande amore del 62, Cordelia e il pellegrino del 65. Vinicius abbandona la diplomazia e diventa artista a tempo pieno, cantando spesso i svariate produzioni musicali. (Famose, in Italia, le sue collaborazioni con Toquinho e Ornella Vanoni).
Muore nel 1980. La canzone più bella che ha scritto secondo me è Felicidade. O forse Insenatez.
In questa domenica bella e triste ricopio con rispetto una sua poesia. La vita è fatta di momenti.
SONETTO DEL BREVE MOMENTO
Piume di nidi sui tuoi seni; urne
di rossi fiori sul tuo ventre; fiori
lungo tutto il tuo corpo, terso dai dolori
di primavere pazze e notturne.
Pantani vegetali sulle tue gambe
che fremono di serpenti e di sauri
itineranti nei multivari
fiumi di acque statiche ed eterne.
Belve che ululano nelle steppe fredde
delle tue bianche natiche vuote
come un deserto tramutato in neve.
E nel mezzo di quella inumana fauna e flora
io, nudo e solo, ascolto l’Uomo che piange
la vita e la morte nel momento breve.
(Belo Horizonte, 31 marzo 1952).