DISGUSTO
Si stanno scatenando, da ogni parte, i lettori della dietrologia. La caccia al mistero è appena cominciata. Gli assaltatori politicamente corretti hanno appena iniziato il loro repulisti. Ma io ne ho già la nausea. Baldoni= Ilaria Alpi, i fascisti, al ladro al ladro e al lupo al lupo. La democrazia-zerbino, la loro democrazia. Loro hanno sempre ragione, come quel vero fascista, Benito Mussolini. Perlomeno secondo Longanesi.
L’emittenza ufficiale, invece, spara a onde lunghe la sua verità come sempre parziale, come sempre in odore di falsità, come sempre schifosamente, perversamente funzionale. Siamo inondati dai falsari. Non solo da quelli di stato, dai postribolari della RAI, dalle puttane da Salon Talk Show Kitty, dai Vespasiani. Dall’altra parte i nuovi Michael Moore de noantri sparano conclusioni sulle loro speranze: vedere morire l’avversario possibilmente dissanguato, tra atroci dolori. Vedere morire in un ralenty eterno Fabrizio Quattrocchi. Non ce la fanno, questi signori, a mettere insieme un po’ di pietas. La pietas, per loro, è affare troppo complicato, o forse, viceversa, troppo semplice. Questa gente ha bisogno della complicazione, ha bisogno del complotto a ogni costo. Il giornalismo alla Le Carrè. Solo che Le Carrè è uno scrittore di fiction.
Si spalancano le fauci di siti internet e blog. E’ un’alta marea e dobbiamo resistervi. Navigare necesse. Se necessario, faremo il "morto". Hanno fatto fuori un ottimo giornalista, non uno sporco mercenario. Lo sporco mercenario era un "fascio", uno che magari ha anche urlato "Vi faccio vedere come muore un camerata". Ma si, "italiano" era parola troppo leggera. Dove attaccarsi con la propria dietrologia da strapazzo delle uova? Invece al "camerata" si puo fare di tutto, come in una Piazzale Loreto senza rete. Nessuna pietà per i morti. Che lo scempio continui.
Il disgusto. La voglia di mandare tutto al diavolo. Il dialogo tra sordi. Le solite questioni. Il fondamentalismo della cattiveria, dello spergiuro, del fango, dell’inutile e dannoso blaterare. Non c’è scampo, da nessuna parte. Meglio spegnere tutto, mettere una mascherina nera e dormire, dormire, sognare forse… La consolazione dell’arte. E gli artisti che, invece di consolare, fanno politica dei mei cojoni. I tuttologi del tutto e subito. I tuttologi del nulla.