ELOGIO DI UN TELEFILM (Le Sorelle Mac Leod)
I telefilm sono messaggi in una bottiglia, in un palinsesto ingolfato dal gossip. Chi sa fare il vero gossip, oggi, nel nostro paese? Un uomo solo al comando della corsa, come Fausto Coppi: Roberto D’Agostino. Il resto è immondizia light. Se bisogna colpire, in ogni campo, è cosa buona e giusta colpire con un bazooka. E Dagospia è un sito perfetto per i guerrafondai della cattiveria. Ma lì siamo nel regno di internet, la Nuova Frontiera delle Chiacchiere. La tivu ci offre corpi e volti che si muovono in uno schermo a colori, fantasmi, spettri dell’apparenza. Non esistono, compaiono. Non parlano, trasmettono parole. Non argomentano, pubblicizzano il narcisismo. Gli esempi sono tanti, quasi milioni di milioni come le vecchie stelle carosellesche di Negroni. Senza qualità, ovviamente.
I telefilm estivi sono una specie in via d’estinzione (a partire da Settembre) e dunque da proteggere. Nel pomeriggio assolato i palinsesti della RAI lanciano in orbita, da anni che paiono divenuti secoli, i vecchi Derrick. E’ il tardo pomeriggio, la stanchezza aumenta e il caldo diminuisce. Se l’anziano non è ancora morto per mancanza di assistenza, c’è Derrick a mo’ di consolazione catodica. Horst Tappert è un Caronte teutonico che traghetta i quasi morti nel passato di una Bundesrepublik quasi marziana, in una Muenchen raffreddata ad aria come una maledetta Trabant Made in DDR. Le scene scritte dal vecchio scrittore di "Krimi" Herbert Reinecker, classe 1914, sfilano come compassi eins zwei drei della morte. I delitti - tutti borghesi, o in alternativa comsumati in postriboli di terza classe- si effettuano spesso a causa dell’impulso più antico del mondo a qualunque latitudine: l’esigenza di uccidere per amore. I Derrick ripetuti infinite volte, per infiniti anni, dai più recenti fino ai più antichi, col giovane Klein e un Derrick poco più che cinquantenne non ancora appesantito, anche nelle palpebre, dalle pils dell’attesa nelle anticamere dei bordelli monacensi, ci ricordano che il tempo passa fuori dal tubo catodico e via dall’estate. In estate tutto torna con puntualità teutonica, tutto ricompare, tutto s’arresta e Stephan Derrick ri-dichiara in arresto lo stesso assassino per la trecentunesima volta.
Ma non è tutto Derrick quello che opacamente non luccica. Perchè prima, verso le 5, vanno in onda le Mac Leod’s Daughters, ovvero le Sorelle Mac Leod. Donne giammai sull’orlo di una crisi di nervi, bensì sul dorso di un cavallo imbizzarrito. Cowgirls australiane più ferree della Jane Campion di Holy Smoke. Non c’è un Harvey Keitel pittato da femminiello, nelle lande dell’Australia profonda. Ci sono instead due fratelli coltivatori diretti come loro, ricchi come loro, bietoloni il giusto, forti e buoni, che le amano a turno. E poi le lavoranti: la governante materna, la figlia molto carina della governante, pazzerella e diciottenne in flower, la lavorante ventenne Becky, cowgirl dal passato difficile che nel lavoro duro trova la sua dimensione. Bellissima ragazza anche lei, naturalmente. Of course…
Una gioia per gli occhi. Prima di infilarsi nel tunnel senza uscita di Derrick by Reinecker, lo spettatore anziano puo’ sollazzare il suo perduto, montenegriano gusto pieno della vita, vale a dire il suo ricordo, con la visione delle Sorelle Mac Leod, le amazzoni australiane del nostro pomeridiano contento. Le vediamo balzare su destrieri, seminare il grano, falciare, potare, fare il bucato, riparare trattori, camion, mulini a vento, persino cucinare delle deliziose bloody steaks… Le vediamo nell’esercizio delle loro funzioni amatorie: sanno dire, fare, baciare. Forti e solide come quercie canadesi e pioppi norvegesi, le giovani amazzoni aussie ci riconciliano con la natura, con la femminilità che puo’ essere allo stesso tempo rigorosa e dolce, materna e moderna, morbida e callosa.
Confesso di nutrire una passione ovviamente irrisolta per Tess, la più giovane delle due sorelle ML. Bionda, capelli spesso raccolti da una treccia (peccato, ne ha a milioni, e quando li scioglie è come essere investiti da una cascata d’oro), nasino impertinente come tutti i bei nasini anglosassonici o celtiberici, occhi blu che avrebbero commosso persino un omosessuale a denominazione d’origine come Elton John, colui che scrisse, perlappunto, "Blue Eyes". Bella, bellissima. Un corpo fatto per l’amore, come si diceva una volta, che si immagina - con molta difficoltà sotto quelle camicie colorate da fattoria, sotto quei pantalonacci di vigogna color sigaro avana- tondo e abbondantemente normale. Una bellezza, quella di Tess, che mette insieme forza campagnola con impertinenza cittadina, out e in, detti e contraddetti, Karl Kraus e Arthur Schnitzler, diavolo in me e acqua santa oligominerale con poco stronzio. Una bellezza che funziona, moderna e allo stesso tempo tradizionale. E poi è simpatica, spiritosa, ha fatto buoni studi, ha sense of humour. Non capisco quindi quegli intellettuali (ma li pagano, almeno?) che proclamano ad ogni occasione che non vedono mai la tivu, che la tivu non ce l’hanno. Ma come fanno a non vedere le Sorelle Mac Leod? Ovviamente questi intellettuali impegnati (in Italia se sei un intellettuale automaticamente sei anche impegnato, ti vogliono impegnato, ti desiderano magari nudo e sporco di fango ma impegnato), questi intellettuali, dicevo, conoscono tutto quel che c’è da sapere sulla televisione. E’ una cosa paradossale, direi comica, ma va così: questa gente non ha la televisione, ma conosce tutto quello che passa in televisione, perchè la televisione nutre i giornali, le riviste, i libri e naturalmente i siti internet e i blog. Dunque alla televisione (come ogni persona minimamente sensata sa bene) non c’è scampo, e l’intellettuale impegnato (ovviamente di sinistra) pur avendo lanciato il suo vecchio Telefunken dalla finestra in una ormai antica sera piuttosto alcolica (o meglio, dato che l’intellettuale impegnato beve poco, diciamo che quella sera era strafatto di droga, che è più impegnativa…) sa, conosce, recita in giaculatoria le fasi salienti della televisione in progress. Critica Giorgino, spara su Socci, annienta Fede, magari ne ha anche per Blob. Non ha la tivu, l’intellettuale impegnato, però conosce a menadito Michael Moore, ha visto Fahrenheit 9/11 prima ancora che sia uscito. Cannes - tra una canna e l’altra - è una sua meta intelligente, una sua meta culturale. Metà biennale metà strafatto, metà di sinistra metà anarcoide, metà tutti e metà nessuno; o meglio lui. No, lui (o lei) le Sorelle Mac Leod, nonostante tutto, non le conosce. E speriamo che non le conosca mai. Le sorelle, lavoranti ecc., (e soprattutto la mitica Tess) devono restarne fuori. Fuori dall’impurità degli odiatori per principio della tivu. Fuori dalle querelles de Brest dell’idiozia intellettualistica. Fuori dall’idiozia "intelligente".