COME PUO’ INIZIARE UN GRANDE ROMANZO
E’ piena la storia della Letteratura di grandi romanzi. Pardon: Grandi Romanzi. Va bene: GRANDI ROMANZI.
Siamo pieni di Dostojevski, satolli di Tolstoi, paghi di Faulkner. Ci siamo genialmente annoiati per anni con Proust, ci siamo acutamente angosciati con Beckett. Hemingway, invece, ci sembrava così stranamente semplice; poi abbiamo capito che quella era una semplicità cercata e ricercata col bulino, con la mazza, a cazzotti, a pistolettate, a fucilate, fino all’ultima, quella risolutiva. La prima volta che abbiamo letto Carver -forse avevamo 14 anni e andavamo sicuramente malissimo a scuola, anzi a squola, e nell’ora di tedesco quel lager si chiamava addirittura skuola- ci era sembrato di leggere i pensierini che vergavamo qualche anno primo, agli esordi pallidi e assorti: cose che poi non portavano a nulla. Leggevamo Cattedrale e ci chiedevamo: e allora? Che diavolo vuol dire? Dove vuole arrivare? Ci sembrava logico che tutto avesse una logica. Ci avevano riempito la pancia di tabelline, e poi equazioni. E analisi logica. Non eravamo ancora invasi dalla Letteratura, anzi dalla LETTERATURA. Questo mostro sempre in agonia che però non muore mai. Moby Dick. La Letteratura è Moby Dick. Nient’ altro. Noi scrittori siamo dei poveri Achab conservati in naftalina, buoni per tutte le stagioni dell’imbecillimento. Questo siamo.
Abbiamo letto anche quello. Herman Melville. Il genio. La possanza. Ci riempivano la testa di Carducci, di stronzate geniali e soprattutto nazionali di cui non ce ne fregava un cazzo. Sotto il banco sostavano I Fantastici Quattro. Supersex. Ifix Tcen Tcen. Quello, Pontello, sborrava sulle signorine e quella era la Letteratura di cui ci fregava qualcosa. Alan Ford. Il Gruppo TNT. Lando. Il Montatore. Il Camionista. Batman. Topolino. Kriminal. Diabolik. Iakula. O Iacula? Chi se la ricorda più? Ma insomma, la Letteratura è cosa per grandi. Essendo roba per adulti, è grosso modo, quasi tutta, pornografia. Ma questo è un discorso che farò rievocando l’anima di Kurt Schwitters, un giorno. O in una notte di luna piena. Forse. Non so.
Dunque negli anni ci siamo cibati di quella cosa indigeribile che si chiama Letteratura. Abbiamo letto fior di recensioni, che spesso con la Letteratura non hanno niente a che fare. Cosa sono le recensioni, spesso? Riassunti con tanto di morale. Alcuni danno il voto. Mancanza di spazio? No, sadismo. L’uomo - e soprattutto l’artista - è un animale essenzialmente poco metafisico e molto sadico. Gli scrittori amano gli altri scrittori. Come? Feriti gravemente, spesso…
Alcune persone mi hanno detto, in vari modi, anche gentili, che io sono un cinico. Può darsi. Quando sento parlare di Letteratura divento cinico per forza. Cosa è la Letteratura? Un mucchio di chiacchiere stampate, il più delle volte. Chiacchiere scambiate da uno scrittore all’altro. Il pubblico? In Italia è un optional.
Un ex amico scrittore ama dire spesso questa frase abbastanza disgustosa, a mio parere: "Uno scrittore non legge i libri degli altri, li controlla". E’ una frase disgustosa, in sostanza, perchè è falsa. Uno scrittore non legge i libri degli altri, nè li controlla. Spesso, semplicemente, li copia…
Uno che mi piacerebbe avere copiato, perlomeno nel suo incipit, è il Martin Amis de L’informazione. Romanzo monumentale su due scrittori quarantenni, amici da anni: uno schifosamente di successo, nel senso che il suo successo non lo merita affatto essendo un porcocane di imbrattacarte vagamente new age, e l’altro schifosamente, pornograficamente d’insuccesso, un velleitario astioso e rancoroso, criticonzolo per una rivista fatiscente dal nome immoralmente understated, La piccola rivista. Il gioco crudele tra i due sarà il seguente: lo sfigato, chiamiamolo così per comodità, le tenterà tutte per vendicare il proprio fallimento ordendo raffinatissime e crudelissime ritorsioni contro il bietolone da Club del Libro, naturalmente lanciando un vero e proprio boomerang. Un romanzo come si suol dire "post-moderno", ricchissimo dal punto di vista linguistico, barocco a volte fino alla sfinimento. Amis ama giocare all’impazzata con le parole, le masturba persino, e soprattutto ama stupire, sia con le sue messinscene sia con la sua bravura da trapezista della Letteratura. E’ talmente bravo che diventa a volte disturbante. Un bravo insegnante di scuola creativa, o un bravo redattore, o un bravo editor, direbbe subito: "No, no, tagliare, tagliare, cazzo, qui fa vedere fin troppo quanto è bravo, porca zozza, Amis non racconta, Amis si esibisce…" E chi se ne frega non ce lo metti? dicono a Roma con grande tempismo. Già, chi se ne frega se uno scrittore si esibisce. Come disse Lucio Battisti dopo una puntata di Per voi giovani, credo del 1970, riproposta anni fa da Schegge: "Embè? V’è piaciuta? V’ha emozionato?". Quelli, i "giovani", gli avevano fatto un mazzo così facendo un sacco di domande che con la musica avevano poco a che fare. Come si usava a quei tempi, pare. Non che oggi non si facciano domande inutili. Ma allora, a quanto pare, a quanto risulta, se non si facevano almeno quaranta discorsi insensati pieni di "al limite", "nella misura in cui" ecc., si poteva rischiare la lapidazione. Erano gli anni di piombo dei cineforum con dibbbbattito, delle assemblee, della politicizzazione dei buchi neri. (Ottima cosa essere nati giusto in tempo per non essersi cuccati in fronte quei mala tempora.)
Dunque Amis. L’informazione. Gran romanzo. Certo. Grandi esibizioni. Amis come scrittore ha un cazzo lungo così. Che fa, lo tiene stretto nei pantaloni? Le signore non disdegnano l’extra-large, in materia. E allora cosa dovrebbe fare Martin Amis, diventare meno bravo? Non essendo io un insegnante di scrittura creativa - anche se lo potrei essere, se avessi il bernoccolo dell’insegnante o soltanto quello per gli affari - mi limito a proporre un incipit encomiabile. Irripetibile. Personalissimo. Ecco, volete un esempio di scrittura originale? Un pezzo di vera bravura? Un colpo da maestro? Eccovelo.
Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno, poi dicono Niente. Non è niente. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere… Passa rasente la nave del pianto, con i radar dlle lacrime e le sonde dei singhiozzi, e li scoprirai. Le donne - e possono essere amanti, muse macilente, pingui nutrici, ossessioni, divoratrici, ex, nemesi - si svegliano, si girano verso questi uomini e domandano, con femminile bisogno di sapere: - Che cosa c’è?
E gli uomini dicono:- Niente. No, non è niente davvero. Solo un sogno triste.
Solo un sogno triste. Ma certo. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere.
Richard Tull stava piangendo nel sonno. La donna di fianco a lui, sua moglie Gina, si svegliò e si girò. Gli strisciò accanto e gli posò le mani sulle spalle bianche e contratte. Sapeva sbattere le palpebre e corrugare la fronte e bisbigliare da vera professionista: come la persona addestrata a prestare le prime cure in piscina; come la figura che si fa avanti sull’asfalto imbrattato di sangue, deambulante Cristo della respirazione bocca a bocca. Gina era una donna. Conosceva le lacrime molto meglio di lui. Non conosceva né gli juvenilia di Swift, né i senilia di Wordsworth, né i diversi destini di Cressida nelle mani di Boccaccio, di Chaucer, di Robert Henryson, di Shakespeare. Non conosceva Proust. Ma conosceva le lacrime. Gina era la regina delle lacrime.
-Che cosa c’è?- disse.
Richard si portò un braccio piegato alla fronte. Tirò su con il naso in maniera complicata, orchestrale. E quando sospirò, nei suoi polmoni si sentì un lontano volo di gabbiani.
-Niente. Non è niente. Solo un sogno triste.
O qualcosa del genere.
Dopo un pò anche Gina sospirò e si girò dall’altra parte, scostandosi da lui.
Di notte il letto sapeva di asciugamani sporchi, l’odore del matrimonio.
Bene, questo è quanto. Si può insegnare a scrivere un incipit così? Non credo. E’ solo bravura da trapezista, questa? Non credo. In una pagina, Amis mostra una situazione particolare (la situazione di Richard e Gina a letto nella notte) e si allarga, cioè allarga enormemente la visuale, sulle situazioni di tutti. Perchè capita a tutti, prima o poi, di piangere nel sonno.