NON E’ COSI’ SEMPLICE
Tempo fa mi è stato chiesto, in via ufficiale, di esprimermi su un "canone" della Letteratura Italiana Contemporanea. Canone ristrettissimo nei tempi. Ho preso tempo, appunto. Mi rendo conto di aver letto poco dei miei contemporanei italiani. Ho letto me stesso, più che altro. Mi sono letto e riletto, in maniera convulsa. Scrivevo il mio maledetto romanzo da pubblicare e lo leggevo. Una frase scritta, una letta. Ripetizioni. Continui sommovimenti della litote, dell’anacoluto, della sintassi tutta. La punteggiatura revisionata in un assordante continuum come dal meccanico alle prese con la nostra vecchia bagnarola. La stanchezza, la nausea. Non so cosa rispondere al giovane scrittore (aspirante tale? aspirante critico? aspirante tutt’e due?). Non so cosa dire. E’ un bel problema, per uno scrittore di narrativa che si autodefiisce su queste pagine un poeta, anche se non ha mai pubblicato una poesia in vita sua. Cosa dire? Meglio tacere. Non credo ai canoni, non credo che a me stesso. Forse sbaglio tutto, ma quando si è giù di morale che si deve fare? Io seguo la ricetta di Dino Risi, che a Vittorio Gassman - esperto di depressioni, nella fattispecie le sue- disse una volta: "Vittorio, quando io mi sento giù di morale faccio finta di essere già morto, e che il Padreterno mi abbia concesso una vacanza di una settimana tra i vivi. E allora tutto quello che vedo, donne brutte, automobilisti maleducati, strade sporche, dibattiti televisivi, mi pare bello, bellissimo".
Come commentò Gassman? "Non è così semplice", disse. Già, non è così semplice. Nulla è semplice, eppure la vita in certi momenti ti pare proprio a portata di mano. Quando una frase gira come non potrebbe girare altrimenti, quando un amico ti sorride senza un motivo apparente, quando una bella donna ti fa l’onore di essere tua amica (e dico amica con circonlocuzione). Be’, quelli sono i momenti veri della vita. La sofferenza, invece, è una sospensione della vita. Ribaltando in un certo senso il concetto espresso dal grande Dino Risi, vero maestro di vita, si potrebbe dire che quando si sta male - soprattutto nella psiche - è come se il Padreterno ci avesse puniti con una settimana all’inferno essendo ancora vivi. Una settimana nera nel futuro che potrebbe attenderci… Si potrebbe immaginare questo, quando si è giù, depressi, ansiosi, con le pile scariche. Si, ma non è così semplice.