AMERICAN GIGOLO’ (Un inchino a un film)
Avendo visto per la decima volta, forse, American Gigolò di Paul Schrader, sceneggiatore benemerito di Taxi Driver di Scorsese e regista in proprio di alcuni capolavori hollywoodiani, mi preme dire alcune cose, alcuni pensieri che mi sono venuti a trovare, come sempre a tradimento, dopo la visione.
Quel film fa partire a razzo gli anni 80. A partire dalle camicie satinate Armani di Richard Gere svolazzanti tra circonflesse aree di servizio, quasi ci trovassimo in un quadro postumo di Hopper, di un Hopper sopravvissuto a se stesso, in una California da bere come la Milano che fu da bere migliaia di aperitivi fa… Abbiamo deglutito di tutto, nel frattempo. Insomma, American Gigolò è il bengala filmico che apre gli anni da bere, da mangiare, da fottere. E si sono fottuti, formidabili quegli anni, pace all’anima loro.
E’ una storia d’amore. Un amore terribilmente romantico, un proto PrettyWoman dove c’è il puttano scafato e la moglie del senatore che s’innamora di lui. Ma la moglie del senatore, una Lauren Hutton post-sfilata (per quanto anche Gere cammina, in quel film, come se si trovasse perennemente in bilico su di una passerella) è l’epitome della purezza dell’amore impuro. Non c’è contraddizione, non c’è trucco, non c’è inganno. Lauren è disposta a pagare per amore. L’amore si paga sempre, e dunque questo bellissimo, commovente personaggio è disposto a pagare in dollari sonanti non tanto un rapporto sessuale con un giovane uomo bello e abbastanza dannato, quanto uno spicchio color arancio (d’abatjour) di romanticismo. Se c’è un romanticismo, questo non è alla Peynet (di cui abbiamo saggiato da gran tempo l’incostistenza dei suoi fidanzatini teneri e filiformi) ma, piuttosto, allo sturm und drang nell’acciaiosa battaglia dei sessi. Un sesso presuntamente forte che ogni volta capitola alla ormai non più presunta debolezza dell’altro sesso, il sesso veramente vincente: con Api si vola, con l’Ape Regina si capitola.
Julian Kay è un giovane puttano. Un californiano bello e possibile. Basta pagarlo. Può fare di tutto, anche seviziare le mogli dei maniaci ricchi. Ma ha un codice d’onore, come ogni buon americano: nel suo caso, questo codice prescrive la libertà da ogni padrone. A un certo punto dice alla mezzana Anne, colei che lo ha scoperto, interpretata da un’affascinante Nina Van Pallandt: "Io non appartengo a nessuno. Io non voglio essere posseduto". Qui sta la grandezza di Julian, la sua vera integrità.
La musica quasi robotica del grande Giorgio Moroder scandisce questo dramma della libertà. A furia di colpi pelvici, Julian/Gere cerca il suo posto al sole, la sua libertà condizionata nell’inferno del vivere quotidiano, in un henrymilleriana incubo ad aria condizionata. E’ protetto dalle sue clienti, donne ovviamente rispettabili. Quando però lo si accusa di un omicidio che non ha commesso, la cortina di protezione cade. Julian non è più protetto, è ora un fuscello fantasma alle prese con le intemperie dei voltafaccia. Le protezioni si autodistruggono, è un uomo solo. Solo un puttano, un oggetto di piacere. Non è vero che l’uomo muove la donna/dama-pedina come oggetto. Gli anni 80, venuti dopo una presunta liberazione sessuale nel segno delle comuni promiscue, ha segnato la Nuova Era. L’uomo viene raggiunto dalla donna anche nel peggio, o forse fa cadere l’accappatoio. Sotto il vestito, tutto. L’oggetto carnale del piacere e il piacere, anche, di essere un oggetto. La discesa della dignità. L’accettazione, anche, della propria fragilità. L’uomo però non approfitta abbastanza dell’occasione che viene servita da quegli anni formidabili su di un vassoio d’argento: la possibilità di essere fragili, alla mercè.
Julian Kay è un uomo alla mercè delle sue clienti, un cagnolino da compagnia abbandonato sull’autostrada a nove corsie del desiderio appagato. L’unica persona che non lo lascerà solo sarà lei, la moglie del senatore, l’icona di una donna nuova che però veste ancora i panni della femmina tradizionale. Come nella scena nella quale loro due fanno l’amore per la prima volta, nell’appartamento di lui.
E lei gli dice: "Voglio sapere tutto di te". Nel contempo scrolla i bellissimi capelli biondi con un’allure sensualissima.
Il seguito, stasera.
Markelo Uffenwanken