
La notte ci percuote,
il tamburo di latta
batte incessante disillusi rintocchi
di tempo – illudersi è sparire, fare
la fine d’ogni specie rara, bestie
da zoo di provincia che grattano
le zampe su piastrelle sporche. (more…)

La notte ci percuote,
il tamburo di latta
batte incessante disillusi rintocchi
di tempo – illudersi è sparire, fare
la fine d’ogni specie rara, bestie
da zoo di provincia che grattano
le zampe su piastrelle sporche. (more…)
![pasolini[1] pasolini[1]](http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/pasolini1.jpg)
Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo
nel plotone d’esecuzione, fronte a Baricco.
Se occorre, sarò l’uomo del colpo di grazia,
perchè, che lo si creda o no, spingo alla carità.
Magari è una brava persona, magari striscia
soldi per i poveri. Però, lettori, anche mio zio
è una brava persona, ma non è uno sporco
criminale nazista della nostra letteratura. (more…)

Hai visto che robba? (Alberto Sordi – “Gastone”, di Mario Bonnard, 1959.)
Facciamo il gioco di chi vide in un lampo
Philip Roth che orinava L’animale morente
in un vespasiano che puzzava di morte.
Poi guarda il film che ne hanno tratto,
Ben Kingsley e Pepelope Cruz, stella:
era chiaro che da quella storia rosa
ne pisciasse fuori una telenovela
per Hollywood, Ben sa fare il gangster
e la Cruz non è una che muore, no:
al massimo sta in stato vegetativo
tutto il giorno, a mangiare tapas.
Adesso ho la prova di avere ragione
sul conto del poeta della prostata.
Roth è un bluff, ve ne accorgerete.
Come Jim Morrison, solo che quello morì
a 27 anni. I Doors erano davvero una pena
per chiunque, ma è anche vero che nel 71
la gente si faceva i pompini coi fiori
ovviamente a vicenda. (more…)

Potremmo, vedi,
violentemente
innamorarci
dopo il divorare
di venti avversi,
il mordere aspro
di dolori acerbi,
il ristagno molle
di una nostalgia,
socchiudere
la porta con le grazie
di un gatto teso
tra due mondi.
[Immagine: FK - Firepart.]

Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010
di Pasquale Vitagliano
Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente Love is the devil, il film sul genio del cineasta inglese John Maybury, del 1998, con uno straordinario Derek Jacobi nei panni di Bacon. E’ un Portrait of Francis Bacon, come recita adeguatamente il sottotitolo. (…) Il regista tenta la strada della rappresentazione caotica”. Quello di Kraupenhaar non è ritratto, ma un viaggio, anche questo caotico e circolare: non una ricostruzione lineare dell’artista e della sua opera ma una immersione in apnea dentro l’anima liquefatta dell’autore-personaggio; un viaggio nel corpo umano della sua pittura. “Le figure attorno al suo sguardo impietoso si sfaldano, come si sfaldano le figure dei suoi quadri. I connotati dei visi, visti quasi tutti di profilo, si allungano e si perdono contro gli sfondi, producendo scie di luce e colore”. Il Francis Bacon di FK finisce per assomigliare all’essere umano che egli stesso ha dipinto. (more…)

un fiore dalla mia mente
una memoria perdurante
vedi le mie mani salde
riprendere il legno, la casa
salvagente, la tua bocca
salivante, la mano ardere
le ciglia assonnate, la palme
aggrovigliate al cuscino
separàti un minuto, io penso
che io sono altro da te
finché saremo parte d’ogni vite
d’ogni riflesso luce e riflettente
finché un’estate fuggirà tra l’erba
le canzonette in echi duri, cipressi
e smaglianti occhi d’oro su me, te
lucido, e bagliore bagnato tra le dita
[Immagine: FK - Lo sguardo del lupo.]

Dico che piove sempre in questa Milano suprema, da inferno d’amore di Coltrane, pestata in un moijto, col vino fresco
della sera. E tu sarai qui in questo spazio elettrico, curvo,
accogliente, blu, per darmi la schiena e il lucore e la mano
nel mentre, senza suono, nella Milano suprema, da inferno
nella sera, quando l’autunno è tuo, lo sai, sì, tu lo sai.
[Immagine: FK - Corsa di cavalli nella foschia.]

Scintilla qualcosa di te, è il retro
di una busta, le ciocche di capelli,
i tuoi passi a circolo sul mio petto. (more…)

Mi sono ritrovato col mare nella testa, come una lama fabbricata a Lumezzane Gazzolo. Era sole, la guarnizione. Guardavo all’orizzonte e vedevo il mondo in miniatura. Il commendator Toroni faceva il suo largo alle trombe Turchetti e a te Mario Bianchi. (more…)

Sono fatti per durare, come
dovrebbe durare di nuovo
il tuo sorriso. I mobili, io dico,
i mobili. Rimangono solidi, forse
ci sopravvivono. Mi sono preso
un sogno di te in mezzo a sedie
e armadi. Mi sedevo a te accanto,
e mi fermavo nel tuo sorriso,
ci entravo piano, da lillipuziano. (more…)
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